A Firenze c'è il mare: la provocazione di Simone Innocenti

A Firenze c'è il mare: la provocazione di Simone Innocenti
di Cinzia Marongiu   -

C’è l’Arno, a Firenze, e questo tutto il mondo lo sa. E ci sono i turisti, a Firenze. E anche questa è constatazione universale. E ci sono stati, e ci sono, intellettuali, artisti, giornalisti di penna e di verve polemica. Che sono spesso fiorentini e che come tutti i fiorentini, abituati a vivere con la grandezza, da sempre guardano con disincanto di navigante tutto ciò che accade o è accaduto in questa loro straordinaria città.  Che “navigano, più che camminarla”, e ne percorrono gli argini del grande e quasi sacro fiume, e ne attraversano i ponti che portano ai quartieri “di qua e di là” dall’Arno, sfiorando case in cui vissero i grandi come Michelangelo, o risalendo colline come Poggio Imperiale, dove visse Galileo Galilei e da dove partiva il fosso di San Rocco, oggi pericolosamente coperto, che scende a valle fino a San Frediano, quartiere d’Oltrarno di cui Pratolini cantò le “ragazze”. 

C’è da perderci la testa se ti lasci andare al piacevole smarrimento delle colte e puntuali citazioni di luoghi e di nomi che hanno fatto la storia d’Italia e del mondo e che Simone Innocenti, giornalista e scrittore orgogliosamente fiorentino, fa in questa straordinaria mappa peripatetica che ha voluto intitolare "Firenze Mare" (Perrone editore). Là dove il mare non sta per propaggine costiera della città, perché è tutta Firenze un mare, “Acqua da vedere da sopra e da sentire da sotto”, scrive con efficacia Innocenti, che cita una miriade di episodi storici tra i quali quello dei quasi cinquemila fiorentini che nel 1877 pagarono un biglietto per visitare una delle due gallerie scavate sotto l’Arno. “Città complicata, doppia e antitetica, di terra e di acqua, Firenze ha costruito mura che la proteggessero e che l’hanno protetta fino a farla diventare solitaria…”.

E Santa Croce, anima stessa di Firenze, sembra essere lì, da secoli, a dimostrare che quel che pensa e scrive Innocenti della sua città sia organicamente provato e non frutto di fantasia. “Fatica, sciagure, malori, mali, malesseri, acqua, memoria di acqua. Tutto questo meraviglioso intreccio si riscontra proprio a due passi da Santa Croce…Isola delle Stinche è il nome di una delle vie più centrali di Firenze. Le guide dicono che in questo luogo ci fosse il carcere le Stinche. Accanto a questa strada c’è però via della Burella…” indicata da Dante nell’Inferno come un passaggio stretto e buio, e invece era anche “la galera, che da queste parti …era la nave da guerra e da commercio, quella che si utilizzava per andare in acqua, in mare, a due passi dal mare di Arno che portava i fiorentini dappertutto“. Compreso Amerigo Vespucci, che dalla sua casa nei pressi di Santa Croce mosse per il mondo e diede il suo nome all’America. Insomma una guida speciale, questa scritta da Innocenti. Da tenere in mano e andarsene col naso in sù, ma anche in giù (per via delle acque), a scoprire la città segreta.