In una mostra veneziana che promette qualità e varietà di sguardi, la sezione Fuori concorso si presenta davvero fresca e libera da ogni inibizione. Quello che è tipicamente il contenitore del "di tutto un po'" quest'anno porta a compimento la sua variopinta natura e lo fa con un piacere divertito.
Anche qui, come nel concorso del resto, non sono molti i titoli americani. Tolti gli interessanti documentari, che spesso parlano proprio di cinema - quello di Scorsese su Kazan, quello di Casey Affleck su Joaquim Phoenix -, i titoli hollywoodiani che vengono a sfilare qui sono tre. Machete di Rodriguez, The Tempest di Julie Taymor e The Town di Ben Affleck. Del primo e dell'ultimo è imminente l'uscita nelle sale, anche nostrane ( e questo già spiega ampiamente la loro presenza). 

È invece del tutto capovolto il tema della presenza dei film orientali: la relativa scarsità di titoli in concorso è compensata appieno dal gran numero di pellicole presenti qui. Naturalmente si deve partire da Reign of Assassins, l'ultimo film di John Woo, portato in segno di riconoscenza verso l'onorificenza che gli viene tributata quest'anno dalla Mostra: il Leone d'Oro alla carriera. Insieme a lui un altro cineasta hongkongese si presenta con un wuxia: è Wai-keung Lau che porta alla mostra The legend of Fist. Dal Giappone arriva invece Takashi Miike e sappiamo che la notizia farà piacere ai molti fan che hanno sempre sofferto di una sua scarsa visibilità. Dell'irriverente e creativo regista nipponico verranno presentati due lavori: l'ultimo Zebraman 2 e quello, del 2004, che lo ha preceduto.

Anche l'India è ben rappresentata: di Raavanan, drammone avventuroso bollywoodiano di Mani Ratman, verranno date addirittura le due versioni - quella in lingua tamil e quella in lingua hindi - , e con lui c'è anche il thriller di Anurag Kashyap , That Girl in Yellow Boots. Dalla Thailandia arriva invece The Child's Eye 3D, conversione dei fratelli Pang alla tecnologia tridimensionale applicata naturalmente al loro genere favorito, l'horror.
I lungometraggi italiani sono quattro, e tutti di autori di rilievo. C'è Marco Bellocchio, che porta il particolare Sorelle mai, un lavoro che si è realizzato nel corso di sei anni, quelli necessari a girare gli altrettanti episodi che fanno capo ad un unica vicenda. C'è Michele Placido, ormai definitivamente votato al ruolo di cantore del''Italia degli anni '60 e '70, che porta in scena la vicenda del bel René, con Vallanzasca - Gli angeli del male, narrazione della storia, in parte epica, del famoso criminale milanese. E c'è infine Stefano Incerti, che il suo Gorbaciof si è avvalso della recitazione di quello che è ormai il più grande attore italiano dell'ultimo decennio, Toni Servillo. A questi va ad aggiungersi anche Notizie degli scavi, di Emidio Greco, con il bravo Battiston, caratterista di rilievo in tante pellicole recenti, per la prima volta con un ruolo di pieno protagonista.
Ma non è finita qui, sul fronte delle presenze italiane. Salvatores, Tornatore, Gianfranco Gagnim Antonello Sarno e Carletto Mazzacurati sono tutti autori di documentari e lavori di ricerca che hanno in qualche modo un legame forte con il cinema. Sono invece più legati al mondo della musica Niente Paura, una sorta di storia dell'Italia dell'ultimo trentennio raccontata attraverso le canzoni di Luciano Ligabue (che l'anno scorso qui a Venezia era in veste di giurato), e Passione, di J0hn Turturro che "localizza" a Napoli quanto Fatih Akim aveva fatto con Crossing the Bridge a Istanbul (senza dimenticare che tutti devono qualcosa al duo Wenders-Cooder e il loro straordinario lavoro su Cuba) : raccontare insieme una città, le sue musiche, i suoi musicisti. Un lavoro che Napoli - da sempre città musicale - senz'altro meritava e che saremo molto curiosi di poter apprezzare.
