Matteo è un giovane indurito e disilluso dall'amore che, per ironia della sorte, lavora accompagnando i turisti nelle città più romantiche del mondo.
Si troverà a una svolta quando incontrerà una ragazza che è il suo esatto opposto: tanto lui è refrattario alla fissità e alle abitudini, quanto lei sembra perfettamente ancorata al suo matrimonio e al "si fa così".
Naturalmente entrambi saranno travolti da questo incontro destinale.
Storia on the road, tratta da una pièce teatrale, fatto che già in partenza sembra un ossimoro.
Nicolas Vaporidis (anche produttore) è un esploratore dei sentimenti, viaggiatore ai confini del mondo per scrivere su commissione una guida sui luoghi romantici e salvare la storica libreria della madre, sommersa dai debiti.
E allora via che si va, insieme alla voce fuoricampo, verso la morale, sempre quella, che in viaggio si scopre soprattutto se stessi e che l’amore è l’avventura più grande.
La formula dell’operina prima di Riccardo Grandi è quella del teen movie, che però prova a uscire dal Raccordo Anulare per tentare le strade impervie del racconto di formazione e volare alto.
C’è la ragazza fuoristrada che è promessa sposa, ma dopo un quarto d’ora già si è innamorata di quello sbagliato, mentre i padri non hanno capito nulla e le mamme imbiancano.
Dalle Ramblas alla cenetta sulla Senna, dalla Scozia all’Olanda, le ovvietà sono dietro l’angolo, in agguato come un brigante di strada: l’allegra scampagnata mette insieme un collage di cartoline e tramonti, scenette eroticomiche e personaggi con lo spessore delle figurine.
E finisce per non andare da nessuna parte. Mentre a noi viene da pensare che Moccia, al confronto, ha la verve di Woody Allen.