Un agente segreto vero, uno falso e una moglie ingenua che deve stare al gioco.
Sua moglie crede che Harry - colto, poliglotta (parla fluentemente ben sei lingue), abile nelle arti marziali, specialista nella lotta contro il terrorismo nucleare, però pasticcione e impacciato tra le mura di casa - sia un noioso, prevedibile e tranquillo esperto di computer, e vorrebbe una vita più "spericolata".
Quando la signora sembra cedere alla corte di un tale che si spaccia per agente segreto, Harry ci mette poco a spaventare il rivale.
Poi, però, i due coniugi vengono rapiti dai terroristi arabi, Harry deve svelarsi per quello che è e sua moglie è costretta a "stare al gioco".
Ma è tutt'altro che finita.
Lasciati i panni dell'ultimo eroe d'azione, Schwarzy torna sul grande schermo nel ruolo di un agente segreto dalla doppia vita. Un tocco di ironia, qualche concessione al sentimento ma, come sempre, tripudio di effetti spettacolari e fiato sospeso fino all'ultimo
Anche le spie, quando è necessario, ballano. Harry Tasker sbuca da un lago ghiacciato svizzero e, ricordandosi di James Bond, si sfila la muta da subacqueo, sotto la quale indossa un impeccabile smoking, si profuma, mette a posto il papillon ed entra, dalla cucina, in un elegante chalet.
Striglia i camerieri e trascina in un tango avvincente una seducente ospite. Un altro tango, tra le braccia più sicure della legittima consorte, Jamie Lee Curtis, chiude le tumultuose avventure di un agente segreto del controspionaggio dalla doppia identità.
La moglie, infatti, crede che Harry, colto, poliglotta - parla fluentemente ben sei lingue - abile nelle arti marziali, specialista nella lotta contro il terrorismo nucleare, però pasticcione e impacciato tra le mura di casa, sia un noioso, prevedibile e tranquillo esperto di computer e vorrebbe una vita più "spericolata".
Bugie incrociate, commedia sofisticata, esplosioni, set distrutti, budget multimiliardario esibito in ogni fotogramma, per un perfetto esempio di cinema epico in versione domestica.
James Cameron, l'autore geniale di Terminator, Alien, Abyss prende un film francese, La Totale!, amalgama le doto fisiche di Schwarsenegger con l'ironia d'annata di Clouseau e Bond, aggiunge una dose d'ironia, la virtualità iperreale degli effetti speciali, le esagerazioni delle pellicole demenziali.
E mette il protagonista in sella a un cavallo lanciato nei corridoi e negli ascensori di un albergo (una sequenza che rimane negli occhi) o ai comandi di una aereo per inseguire la sua preda, il farneticante Azir che vuole far esplodere delle testate nucleari sul territorio americano.
Siamo più vicini ai ritmi di Arma letale che a quelli di Conan a conferma che i super-eroi, ormai, devono alternare ai pugni, una carezza, un sorriso o una battuta distensiva.
E' un film più del regista che dell'attore. E Cameron è un teorico che firma, sempre, un cinema d'azione molto fisico e - non è una contraddizione - molto astratto.