Per volere del padre che lo spinge a partecipare a un concorso per entrare nel corpo della guardia di finanza, Jonny raggiunge a sorpresa il fratello Giovanni, un ingegnere elettronico che vive a Milano e conduce una vita pacifica, lontano dalle discoteche che Jonny ama tanto frequentare.
Affascinato dalla vita notturna della città, Jonny scopre il Gilez, un locale notturno molto alla moda.
Nell'arco di breve tempo ne diventa una star indiscussa e conosce la giovane cameriera Alice, di cui si invaghisce.
Nonostante sia fidanzato con Federica, la figlia del titolare dell'agenzia per cui lavora, anche Giovanni ha una cotta per Alice, ma la presenza di Jonny sovverte ogni suo piano.
Televisione, radio, teatro, editoria. Mancava soltanto il cinema allo scoordinato baraccone mediatico di Vernia e del suo gemello scemo Jonny Groove.
Vuoto colmato, nel solco di Checco Zalone. A stonare, nel riciclaggio di battute sporche prodotto da Colorado Film (marchio di fabbrica: il cameo alimentare di Abatantuono), è il bieco intento autocelebrativo di un personaggio che vorrebbe farsi promotore sociale di solidi principi.
Jonny, rincoglionito oltre i confini dell’ipotizzabile, si esprime a versi in un italiano stentato, vive in discoteca ripetendo autisticamente il tormentone “essiamonoi” (Radio Deejay non perde l’occasione per una vergognosa esposizione del marchio), ma, udite udite, non fuma e beve solo gazzosa.
Dopo questa illuminata pubblicità progresso sarebbero da bandire la bibita e la house music, dati i devastanti effetti sulla psiche.
Il resto è difficilmente analizzabile con categorie critiche: la storia non esiste; nelle inquadrature in split screen i gemelli guardano nel vuoto; i raccordi di montaggio prevedono campi senza bicchiere e controcampi con bicchiere in mano; i sottotesti di denuncia (il precariato, la corruzione) sembrano infiltrazioni in sede di scrittura (?) di un bimbo che non sopporta le donne e i venditori ambulanti di rose, fastidiosamente spernacchiati.
Le nuove frontiere dell’imbecillità sono infrante: ridateci Boldi, Calà e Pippo Franco.
Lo chiediamo con il cuore in lacrime (e il bicchiere in mano).