Nell’inverno del 1974, il quarantaquattrenne Samuel J. Bicke attraversa un periodo di profonda crisi: è separato dalla moglie, in pessimi rapporti con il fratello e non riesce a mantenere un lavoro per più di un certo periodo. Il suo sogno è intraprendere un’attività con l’amico meccanico Bonny, ma per farlo ha bisogno di un prestito bancario che gli viene negato. Perseguitato da tutti, si convince che solo uccidendo Nixon risolverà i suoi problemi.
Il Sogno americano è una trappola per gonzi e Sean Penn non si stanca di ripeterlo
Gioco a quiz per i lettori. Perché censurare Richard Nixon dal titolo italiano (si fa per dire)? Risposta A) Perché se no il pubblico crede che il film sia un biopic sull’ex presidente, e siccome non gliene può fregar di meno. Risposta B) Perché se no sembra un film di quegli sfigati kennedian-kerriani che hanno perso le elezioni e non vanno più di moda. Risposta C) Perché Sean Penn ha appena detto che Bush Jr. sta facendo rimpiangere Nixon, e perciò si torna al punto B). Insomma, fate voi. The Assassination (of Richard Nixon) racconta la (vera) storia di Sam Bicke, americano medio dai grandi sogni che si vede crollare il mondo addosso quando capisce che quella della “terra delle opportunità” è una gran balla. Partito per la tangente, decide di punire il custode di turno dell’American Way of Life: Nixon. Il film annaspa nell’evidente tentativo di ricreare un clima culturale e cinematografico. Quello che a metà degli anni ‘70 portò alla realizzazione di capolavori come La conversazione e Taxi Driver, oltre ai titoli “politici” di Alan J. Pakula. In alcuni momenti si raggiungono notevoli livelli di tensione, come in tutte le scene dove compare Jack Thompson (il principale di Sam), che riesce per un attimo ad arginare la debordante, nevrotica, smisurata, narcisistica, interpretazione di Sean Penn.
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