Alberto è un piccolo imprenditore ligure la cui fabbrica di chiodi versa in disastrate condizioni economiche a causa della crisi che imperversa in tutto il Paese. Pur di guadagnare qualche soldo, accetta il compito di trasportare carichi misteriosi tra la Calabria e la Svizzera per conto di un'organizzazione criminale. Il primo viaggio però si trasforma in un incubo e i componenti di una cosca criminale rivale gli sequestrano in casa moglie e figli, minacciando di ucciderli se non consegnerà a loro ciò che trasporta.
Dopo L’industriale di Giuliano Montaldo, un altro imprenditore costretto a confrontarsi con la crisi economica, le tasse che tolgono il respiro, il dilemma se restare dalla parte della legalità o scegliere altre scorciatoie. Ma a differenza dell’opera con Favino, l’esordiente Emiliano Corapi sceglie - letteralmente - una strada evidentemente di casa, quella del noir, della storia a tinte fosche, dei personaggi borderline, dei falliti che tentano disperatamente una fuga dalla realtà fin dall’inizio inesorabilmente chiusa da ogni pronostico favorevole. E così Alberto (uno spento Vinicio Marchioni), stretto dai debiti, decide di accettare un affare sporco: andare in auto fino a Reggio Calabria (la ‘ndrangheta non è mai nominata ma aleggia con tutto il suo sinistro tepore) per ritirare un misterioso pacchettino da riconsegnare a chi di dovere. Qualcosa, però, s’inceppa: c’è un altro disgraziato ingaggiato (breve ma intensa apparizione di Daniele Liotti) - non si comprende bene da chi - per portare a termine il “viaggio”; mentre la famiglia di Alberto è tenuta in ostaggio da altri criminali interessati a quella merce quanto mai preziosa. Tra camei un po’ sprecati (Finocchiaro, Pandolfi) e una tensione trattenuta, il film riesce (a fatica) a giustificarsi (l’anteprima avvenne nel marzo del 2011 al Bergamo Film Meeting). Senza infamia e con un paio di accattivanti, lodevoli momenti.
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Incassi della settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012