Alex, un pubblicitario di 39 anni e Niki, una spensierata ventenne, hanno una tenera storia d'amore, nonostante la differenza d'età.
Quando, durante un weekend a Parigi, Alex si convince che è lei la donna della sua vita, le chiede di sposarlo.
La ragazza inizialmente è al settimo cielo ma, con l'avvicinarsi della data, sente dentro di sé un timore sempre crescente e, invasa da innumerevoli dubbi e ansie, compie una mossa precipitosa: fa annullare il matrimonio.
Scusa ma sembra Muccino. Sono i quarantenni in crisi d’identità affettiva i veri protagonisti del nuovo Moccia, che per metà film dimentica il sequel, alza il target, ma affoga in un diluvio di voci off & spot.
Cioccolatino di San Valentino, meno dolciastro del previsto, a tratti maldestro, ma che a momenti cerca di essere ambizioso.
Quasi un altro Manuale d’amore degli ex e delle coppie scoppiate, sulla scia di Veronesi, e commedia nuziale con il pubblicitario di successo (che così può citare gli sponsor in libertà) e la ragazzina di vent’anni, che però è così sciocchina da preferire le attenzioni di un coetaneo-bellicapelli ai weekend a Parigi e al superattico.
«Cenetta di pesce, due bottiglie di champagne e passa la paura», è la filosofia del manager, rampollo di una famiglia fuori dal tempo, così chic che fa la caccia al cinghiale nel giardino del castello.
Tentazioni comiche, con la classica cena degli equivoci tra gli snob e i coatti, e di cinema corale, anche se il gruppo di amici fa rimpiangere gli yuppies vanziniani.
Raoul Bova presente per contratto: ma il ciglio umido, davanti al video delle vacanze, non riesce neanche a uno “bravo” come lui.
Nella trama si fa largo il “pasta party”: serve per fare la pubblicità al sugo pronto.