Percy Jackson è un adolescente difficile con problemi scolastici e familiari. Quando viene attaccato da una creatura malvagia, scopre però di essere il figlio del dio greco Poseidone. Le divinità dell'Olimpo infatti esistono e si sono trasferite in cima all'Empire State Building. Addirittura Zeus accusa Percy di avergli rubato il fulmine e così il ragazzo parte con gli amici Annabeth (figlia di Athena) e Grover (un satiro) per dimostrare la sua innocenza.
Columbus non prova nemmeno a replicare il colpo dei primi due Harry Potter e lascia le affascinanti atmosfere inglesi per i bulimici States, dove – non si sa perché – vivono molti figli degli Dei dell’Olimpo. Il dodicenne protagonista dei romanzi, dislessico e affetto da sindrome di deficit d’attenzione e iperattività, viene invecchiato a diciassette anni e scopre in un baleno di essere figlio di Poseidone. Inoltre, a differenza di Harry, non deve apprendere difficili lezioni o sopportare burberi insegnanti: gli bastano pochi minuti e maneggia la spada come Errol Flynn, inoltre controlla i suoi poteri come un giovane supereroe. Il suo nobile sangue lo rende, illogicamente, il primo sospettato del furto della saetta di Zeus, ma per evitare che lo spettatore si faccia delle domande arriva uno scontro ogni dieci minuti, in una giostra di creature mitologiche usa e getta: furie, minotauri, l’Idra e la Medusa. Molti volti noti si prestano per piccole parti: magnifica Rosario Dawson e irresistibile Uma Thurman, Medusa che chiede di essere guardata, comunque troppo poco per due ore di sciocchezze con poca ironia. Ah, alla fine dei titoli di coda c’è una scena bonus, ma niente che vi farà cambiare opinione.
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