Alice ha 35 anni, un figlio, una bella villetta ai Parioli e un marito, che però muore tragicamente in un incidente. La sua scomparsa segna la fine di tutto.
Il problema del cinema italiano non sono gli attori (non sempre). Nel cinema italiano si è consumata una discontinuità qualitativa che ha investito gli sceneggiatori e i registi ma che per fortuna non ha ancora coinvolto (del tutto) gli interpreti. Inevitabile quindi che un film come Nessuno mi può giudicare sia retto dalla verve di Paola Cortellesi, di Raoul Bova e di comprimari eccellenti come Rocco Papaleo (che pronuncia una battuta genuinamente memorabile. ) e Lillo. Perché se l’idea di coniugare al volemose bene la farsa delle escort non è proprio azzeccata, è pur vero che la Cortellesi risulta piacevolmente convincente nella sua metamorfosi sociale e di classe. Da donna d’alto bordo a squillo d’alto bordo, complice un marito fedifrago che muore lasciandola piena di debiti, il passo è breve. Nessuno ovviamente s’aspetta un trattato sul rapporto fra sesso, denaro e qualità della vita, ma dove è finita la cattiveria dei maestri di una volta? E come è che sono buoni pure i razzisti? Purtroppo, anche se ormai siamo tutti brutti, sporchi e cattivi, al cinema nessuno è più brutto, sporco e cattivo. Sarà. Bova, invece, tira fuori tutta la sua grinta. Come un Antonio Cifariello scompare nel suo ruolo e a vederlo sullo schermo viene da pensare che, a volte, è bello essere italiani. Ma poi si accendono subito le luci in sala.
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