Sull'Isola d'Elba, un maestro vorrebbe assassinare Napoleone in esilio.
Virzì ?contamina? la commedia all?italiana in costume col cinema dei Taviani. E sorprende!
Anche se gli autori si sono accalorati in diplomatiche smentite, N Io e Napoleone è una scorribanda irriverente e allegorica sul (Silvio) Berlusconi Imperatore d?Italia e, in dettaglio, sul berlusconismo. Cos?altro non è, infatti, il giovane maestrino che odia il Bonaparte esiliato se non un sessantottino ante-litteram? Chiamato come scrivano dal condottiero sul viale del tramonto, il fanciullo inizialmente accetta convinto in tal modo di aumentare le possibilità del suo agognato attentato, quindi si acquieta, ammaliato dalla personalità del sovrano e dal potere. Insomma, il film di Paolo Virzì ha tutta l?aria di una vendetta nei confronti dei barricaderi che furono, da ragazzi oltranzisti e da adulti manager e quadri del capitalismo rampante contemporaneo (Mediaset inclusa). Al di là della metafora (confermata da due battute inconfondibili: «Mi consenta» e «Miracolo elbano»), l?aspetto più interessante del settimo lungometraggio del regista livornese è il tentativo di contaminare la classica commedia all?italiana in costume alla Gigi Magni con il cinema impegnato dei fratelli Taviani: più che il Napoleone di un divertito Daniel Auteuil, spiccano non a caso le icone allonsanfan di Antonutti e Lozano. Tra i comprimari, Massimo Ceccherini è una spanna sopra tutti.
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