Icona della musica reggae, Bob Marley continua a vivere grazie all'amore e all'ammirazione sconfinata dei fan di tutto il mondo che, dalla Giamaica all'Africa passando per l'America e l'Europa, ne mantengono viva la leggenda.
Attraverso una ricostruzione dettagliata, frutto di anni di lavoro, il regista Kevin Macdonald ne rilegge il mito, focalizzando l'attenzione sugli implicazioni filosofiche e religiose che la figura di Marley impone.
Su questa opera dedicata a Bob Marley, Kevin MacDonald ha visto aleggiare i fantasmi di due maestri della New Hollywood, responsabili di pietre angolari del documentario musicale: Martin Scorsese e Jonathan Demme, entrambi annunciati (e poi smentiti) come registi del progetto.
Il premiato documentarista scozzese (Un giorno a settembre, La morte sospesa), autore di opere parahollywoodiane engagé (L’ultimo Re di Scozia, State of Play), affronta la leggenda del reggae con l’approccio corretto e compìto che ci s’aspetta da un biografo autorizzato: risale la sorgente sino alla nascita in povertà, ne segue il percorso verso l’iconizzazione in passi dettati dalle interviste, racconta tramite le parole dei parenti, dei compagni di musica e dei partner di vita.
Si adagia, didascalico, sullo schema “l’uomo dietro la leggenda”: così riduce le immagini d’archivio a mere illustrazioni, non ci si perde come non si fa mai coinvolgere dalla musica, non permette mai che a essa ci si abbandoni.
In equilibrio tra la luce artificiale dell’apologia e l’ombra delle contraddizioni, Marley restituisce la passione e (a tratti) il calcolo di un mito capace di fare musica per il globo e trasformare il locale (la Giamaica) in nuova frontiera, parlare al cuore del mondo con un ardito, ingenuo e universale mélange di etica, politica, religione, frutto sincero della sua intima passione e, insieme, rigoglioso fiore di marketing.
Solo sul finale l’emozione s’emancipa dalla precisione.