Colin Clark, un impiegato al servizio di Sir Laurence Olivier, documenta l'intensa e tesa relazione in corso tra i due protagonisti del film Il principe e la ballerina, durante le riprese dello stesso. Una settimana con la diva Marilyn Monroe.
Una piccola folla di fan si raduna intorno alla diva fuggita dal set per fare la turista. Al suo accompagnatore sussurra «Should I be her?» ovvero «Divento lei?», poi Norma Jeane scivola nel personaggio, si mette in posa, “diventa” Marilyn. È una scena chiave del film ispirato ai diari di Colin Clark, il terzo assistente alla regia di Il Principe e la ballerina che sul set diventò confidente e, per una manciata di giorni, quasi amante della Monroe. La turbolenta lavorazione della commedia di Olivier è vista con i suoi occhi: l’ingombrante presenza sul set della coach di recitazione Paula Strasberg; l’esasperante incapacità di Marilyn di memorizzare le battute; il progressivo logoramento dei suoi rapporti con Olivier. Più della ricostruzione di ambienti e vicende, precisa ma vagamente patinata e in odore di piccolo schermo (regista e sceneggiatore sono veterani della Tv britannica), nel film conta la straordinaria interpretazione di Michelle Williams. Indossando Marilyn sull’anima prima che sulla pelle, riesce a far passare in secondo piano qualsiasi somiglianza fisica: la voce, le movenze, l’inarcarsi delle sopracciglia, ogni dettaglio riporta sullo schermo l’autentica Marilyn, restituisce la fragilità della donna dietro la diva e la zavorra, insopportabile ma impossibile da gettare, dell’essere un’icona senza pari. Un gioiello di performance che vale il biglietto per un film altrimenti modesto.
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