Gioco di coppie con intrusi.
L'oculista Gilberto vive una crisi di coppia e chiede ospitalità al suo socio Andrea.
Gioco di coppie con intrusi. Verdone dirige una bella commedia di costume con garbo e lucidità
Dopo Freud, sono gli autori comici i maggiori esperti del disagio della civiltà e dell’affettività.
L’innamoramento, il principio del piacere, l’anima gemella, le curve della libido, il calo o le impennate del desiderio, gli strappi delle pulsioni, le ripetizioni e la psicopatologia della vita quotidiana, le trasgressioni strane sono, nelle loro mani, “casi” clinici da ridere.
Nel cinema italiano Carlo Verdone è un’autorità indiscussa della materia. È un luminare gentile, malinconico, affettuoso, perplesso e non depresso. I suoi film hanno la bonomia di chi cerca insieme allo spettatore qualche risposta.
Non è un entertainer aggressivo e feroce, non vuole mettere a soqquadro il mondo: l’immaginazione comica al potere è un’utopia come un’altra.
Nelle diciannove storie che ha diretto, ricorrendo a maschere, a gallerie di tipi, a caratteri iperbolici, a candide imposture, ha immortalato fatti e anime coatte, sprovvedute, sbruffone, sfavorite.
Gli incontri dei suoi personaggi, necessari a mettere in moto un intreccio sono, in fondo, tutti gradevolmente maledetti.
In una frazione del tempo cosmico in cui le coppie, all’alba del terzo millennio, continuano ad implodere, Verdone, con i suoi sceneggiatori Francesca Marciano e Pasquale Plastino, ha scritto e messo in scena una partita a quattro (la ex coppia di marito e moglie: Gilberto e Tiziana, la coppia di conviventi: Carlotta e Andrea) con intrusi, un girotondo della confusione sentimentale, una commedia di costume che se il cinema fosse in bianco e nero e avesse sessant’anni di meno sarebbe una commedia sofisticata sulla guerra imprescindibile, mai dichiarata e mai finita, dei sessi.
L’amore è eterno finché dura ha tempi giusti, né troppo diluiti né troppo contratti; non scava le proprie fondamenta sul dosaggio delle battute (i motti di spirito ci sono e sono incassati nelle scene); dà agli interpreti diretti benissimo da Verdone (brave sia la Morante sia la Rocca) un comodo margine per interagire con i personaggi; si scioglie in duetti divertenti e impasta con cautela tinte e colori.
In anni di lifting, la vecchiaia anatomica - solo quella - è rimossa. Le costole di Adamo non si possono trapiantare: il rigetto è una certezza della medicina.
L’amore non è più un colpo di fulmine (lo speed-date di tre minuti è una ridicola forma transgenica).
L’amore non riesce a più ad essere una cosa meravigliosa. Quando va bene è una cosa con un punto interrogativo.