Una ragazzina affronta con coraggio un'inattesa maternità.
La sedicenne Juno ha genitori affettuosi e comprensivi, amiche e sogni da adolescente e un telefono a forma di hamburger. Ma un giorno scopre di essere incinta, in seguito alla prima e unica volta in cui aveva deciso di fare l'amore con il suo migliore amico. Per niente smarrita, decide di far nascere il bambino e di affidarlo a una coppia che ne desidera disperatamente uno.
Reduce dal trionfo alla Festa di Roma una storia intrigante che ripensa le dinamiche familiari
Miseria tutta italiana, la strumentalizzazione dei film. Eppure Giuliano Ferrara ha ragione quando afferma che Juno è un “bel” film. Ha torto marcio quando tenta d’arruolarlo ufficiosamente nella sua campagna anti aborto. Tanto per essere chiari: Juno non è un film sulle gravidanze precoci, né tanto meno sull’aborto (o la 194, tanto per essere ancora più chiari). Umbratile commedia autunnale sulle difficoltà del diventare adulti in un mondo in cui i genitori virtualmente non esistono più, inghiottiti da un gap generazionale sempre più labile e da fughe centripete che producono overlapping di ruoli e desideri (come si fa a litigare con dei genitori che sono cresciuti ascoltando Stooges e Sex Pistols?), Juno, per come ripensa le dinamiche familiari e affettive, in questo Paese che guarda sempre oltre Tevere per approvazione, rischia davvero di sembrare pura fantascienza del quotidiano. Il film di Reitman rivela affetti e solidarietà orizzontali e non offre soluzioni o (pre)giudizi. Scritto da Diablo Cody, sceneggiatrice dal curriculum appassionante (tra cui l’Oscar proprio per questo copione), i cui dialoghi pulsano di attenzione al dettaglio linguistico e fonetico (ovviamente banalizzati dal doppiaggio italiano), Juno è una canzoncina sbilenca e intrigante. Come i Carpenters rifatti dai Sonic Youth.
Quando in Tv
mar, 29/05 ore 23:30 - Canale 5
Trovacinema
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Incassi della settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012