I vizi e le virtù degli italiani all'estero: un trafficante di auto rubate nei Paesi Arabi porta con sé un giovane "apprendista" per imparare i trucchi del mestiere a Dubai, mentre un nevrotico dentista, a San Pietroburgo per un convegno, finisce invischiato in una disavventura sullo sfondo del turismo sessuale.
I vizi e i vezzi sono sempre gli stessi, quelli raccontati per lustri dalla commedia all’italiana. Insomma: poca roba
Nessuna sorpresa: i tic e le manie degli italiani all’estero sono sempre gli stessi.
Sarà colpa nostra, che in viaggio ci facciamo sempre riconoscere o magari è solo una questione di scorciatoie narrative.
Nel dubbio, via che si va, lontano lontano anche se sembra di essere sul raccordo anulare: per raccontare di cialtroni dal cuore d’oro, che si perdono nello sguardo di una donna, ma restano dei grandissimi puttanieri.
«Però l’italiano quando tromba ci mette il sentimento», si sente dire. Brava gente, si capisce, che riesce sempre a cavarsela, nonostante il mutuo e la crisi, che da noi non è mai cominciata perché non è mai finita.
Due episodi, come da tradizione: non è facile trovare un’idea lunga un film. Nel primo, Scamarcio e Castellitto sono due trafficanti di Ferrari rubate, in viaggio verso Dubai, dove finiscono in carcere e in pista per un’improbabile gara che li renderà ricchi e felici, ma solo per un po’.
Nel secondo, Verdone, dentista, va a San Pietroburgo per un convegno, ma deve fare i conti con la ricchezza coatta dei nuovi magnati, tra incontri sadomaso, improbabilissime sparatorie e una coda noiosa in orfanatrofio.
Le macchiette e certe scenette funzionano, così come la maschera tragicomica di Castellitto, alla Sordi.
Resta in bocca il sapore del cinepanettone, con una punta amarognola pretenziosa che lascia intatto l’appetito.