Alla scoperta della verità per rinobilitare un avo.
Ben Gates è alla ricerca di prove che confutino le calunnie sul coinvolgimento del suo trisavolo nel complotto ordito per uccidere il presidente Lincoln. Ben si imbarca in un'impresa.
Un blockbuster che più blockbuster (non) si può. Sequel innocuo di Il mistero dei templari
Il critico si ritira. Di fronte a prodotti come questi, per i quali l’interesse è ben sotto le scarpe, a volte è bene non esagerare col giudizio. Che senso ha dare pollice verso rosso e un votaccio a questo sequel di Il mistero dei templari, liscio, lindo, patriottico, bello lungo perché oggi così dev’essere, PG-13 perché è pur sempre un Disney, senza volgarità? Cui prodest? È un blockbuster dove non c’è una goccia di sangue, anche i cattivi vengono rivalutati, il Presidente è un amicone entusiasta per l’avventura, i siparietti e i personaggi comici si equilibrano con l’azione, i rimandi e le citazioni e gli omaggi si mangiano a vicenda, le coppie si rinsaldano: non aspira a niente, se non a salvare la Storia del proprio Paese e allo spettacolo, e in entrambi i casi vince. C’è chi si accontenta. L’aggiornamento alla contemporaneità – con tutto ciò che consegue – delle avventure di Spielberg e Zemeckis conduce di pari passo alla ripulitura completa e falsissima della merce hollywoodiana. Se riesca o meno a intrattenere il pubblico delle feste, a divertire i ragazzini, a incuriosire i fan dell’esoterico, è verdetto da lasciare al pubblico. A noi non resta che agognare il benedetto Libro Segreto dei Presidenti.
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