Erica Bain, conduttrice del programma radiofonico Street Walk, vive con l'amato fidanzato David.
Dopo un'aggressione, lui muore, lei cerca vendetta.
Thriller sul reazionario andante, più un film della produttrice Jodie Foster che del regista Neil Jordan
Sarà forse meglio considerare questo Il buio nell'anima non tanto come film di Neil Jordan, regista eclettico e spesso bravissimo; ma come tentativo di rilancio di Jodie Foster, ultimamente avviata a film o ruoli non proprio di prim'ordine.
Qui l'attrice ce la mette tutta, e bisogna dire che la sua faccia funziona, nei limiti del possibile.
Perché il film, diretto senza annoiare, è quel che è: un rozzo giustiziere della notte al femminile, costruito sulla metamorfosi machista della asciutta 45enne.
Erica è una giornalista radiofonica che racconta gli angoli magici della New York notturna.
E mal gliene incoglie, perché viene aggredita appunto in un angolino della città da dei teppisti, che le uccidono il fidanzato e la mandano in coma.
Traumatizzata, compra una pistola e finisce giustiziera per caso, ma ovviamente ci prende gusto.
Un poliziotto la sgama, ma la sua flebile difesa della legalità cede subito alle ragioni dell'action e dell'attacco preventivo.
Quel che colpisce non è tanto la volgarità ideologica, o lo scivolone morboso (tipo un montaggio alternato sesso/tavolo operatorio, o battutacce da sotto-telefilm), quanto l'assenza di ambiguità, che non ci si aspetterebbe dal regista di Mona Lisa, In compagnia dei lupi, La moglie del soldato, maestro nell'arte di spiazzare.