Dopo la morte della madre, il tredicenne TJ (Devin Brochu) si ritrova a vivere con il padre (Rainn Wilson), dipendente dagli psicofarmaci che usa per alienarsi dal mondo e vivere la sua dolorosa depressione, e con la nonna (Piper Laurie), a un passo dalla demenza senile.
Le uniche persone con cui l’adolescente sembra stare bene e dimenticare le sofferenze e le umiliazioni, che continuamente subisce per mano di un bullo della scuola, sono Hesher (Joseph Gordon-Levitt), un anarchico che vive in un furgone e ha un debole per il fuoco, e Nicole (Natalie Portman), la cassiera di un supermercato vicino alla casa della nonna.
Quando anche Hesher si trasferisce non invitato in casa di TJ, la convivenza forzata conduce a un'anomala amicizia destinata a far esplodere tutto il dolore che TJ si porta da troppo tempo dentro.
Se sei nei guai, Hesher non ti darà una mano, ma non ti negherà un dito medio. Non ti salverà se vieni pestato dai bulli a scuola, ma non ci penserà due volte a dare fuoco all’auto dei suddetti bulli.
Hesher è un disastro ambulante che irrompe nella vita del piccolo T.J., trovandola così disastrata di per sé da non poterla più di tanto peggiorare.
La mamma di T.J. è morta, il papà trangugia pillole inchiodato dal dolore al divano, la nonna è buona ma un po’ svanita, e nessuno fa una piega quando Hesher, capello metallaro e tatuaggi espliciti, si piazza in casa autoproclamandosi amico di famiglia.
Improbabile guru munito di parabole sboccate, guida T.J. in un’elaborazione del lutto a suon di fiamme appiccate e vetri spaccati, verso una catarsi di lamiere, per poi sparire come cambia il vento.
Sorta di Mary Poppins virato in nero e heavy metal, Hesher è stato qui! ha tutta la fragilità di un’opera prima: il soggetto da romanzo di formazione spietato (si riconosce la mano di David Michôd, poi autore del notevole Animal Kingdom) era sufficiente per un corto, ma nei tempi del lungometraggio finisce per perdere ogni direzione, aggrappato solo alle reiterate bizzarrie del personaggio (un credibile Joseph Gordon-Levitt) e poco aggiunge la presenza di Natalie Portman (anche produttrice), in un ruolo scritto malamente.
Il gusto aspro all’inizio sorprende, poi si rivela semplicemente acerbo.