Uno straniero senza alcuna memoria del suo passato giunge a Absolution, una cittadina per nulla ospitale in mezzo al deserto, dove il Colonnello Dolarhyde fa il bello e il cattivo tempo. Quello che sta per accadere supera però ogni immaginazione; una serie di attacchi dal cielo ad opere di creature ignote che rapiscono uno ad uno gli abitanti indifesi.
Jon Favreau l’ha detto anche al Festival di Locarno 2011 (dove Cowboys & Aliens è stato presentato in Piazza Grande): certi budget arrivano solo se fai dei film per il venerdì sera, popcorn movie che uniscano divi e tendenze. Lui lo sa bene, Iron Man nacque così e grazie a lui e al fumetto divenne un cult. Il miracolo, con il mediocre graphic novel di Rosenberg, scritto apposta per diventare un kolossal, non si è ripetuto. Ci ha provato, gliene va dato atto: Daniel Craig - scelto dopo il ripensamento di Robert Downey Jr. - non è male come uomo senza nome e Harrison Ford che torna Han Solo, con un cavallo al posto del Millennium Falcon, varrebbe da solo quasi il prezzo del biglietto. E un paio di scene sono anche all’altezza. Il film però fa acqua da tutte le parti: per carità, Olivia Wilde è bella da star male, ma ti chiedi tutto il tempo come commenterebbe la sua performance il Dr. House ed è l’unica cosa che ti convince ad andare avanti. L’ironia sui generi(s) è debolissima e annacquata in un estenuante nulla. Si capisce che Favreau ha visto Leone e i Coen, Eastwood e Harris, che ama i B movie (a un certo punto temiamo anche di vedere Totò e Maciste a contrastare gli alieni) e John Ford: il punto è che o li ha capiti poco o non gli son bastati per digerire questo improbabile polpettone hollywoodiano. Nell’America del politically correct, cowboy e alieni si uniscono grazie a un mezzosangue e l’alieno è il nemico ideale perché non ha razza (e qui neanche volto). Tutto, insomma, è deciso a tavolino. E Favreau non ha avuto il coraggio, la forza, la voglia di rovesciarlo.
Trovacinema
Box Office
Incassi della settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012