Andrew (Dane DeHaan), Matt (Alex Russel) e Steve (Michael B. Jordan), tre studenti liceali, scoprono, dopo essere caduti, in una buca di possedere incredibili poteri sovrannaturali, che permettono loro di volare, spostarsi rapidamente e muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero.
Mentre in un primo momento decidono di non mostrare i poteri in pubblico e di utilizzarli per combattere le malefatte di cui sono testimoni, con il passare del tempo Andrew rompe le promesse fatte agli amici e comincia a usarli per scopi egoistici e dare sfogo alla sua rabbia repressa, andando incontro a una lotta impari con il lato oscuro della propria coscienza.
L’espediente del found footage applicato al cinema horror passa al fantastico, ed era inevitabile si arrivasse ai superpoteri.
I protagonisti sono tre liceali: un solitario con la videocamera sempre accesa e la famiglia in crisi, suo cugino più intellettuale e innamorato infelice, e un amico sportivo, popolare e meticcio.
Trovano, nei pressi di una festa, un misterioso tunnel e vi si avventurano, finendone cambiati per sempre.
Con ammirevole rigore, forse degno di miglior causa, Chronicle evita ogni strizzatina d’occhio nerd, quasi i protagonisti ignorassero Jerry Siegel, Bob Kane o Stan Lee.
In compenso siamo subito informati che leggono Schopenhauer, Jung e Platone con uno sfoggio di cultura e seriosità piuttosto ridicolo.
Soprattutto perché proprio la scrittura è il punto debole del film: i giovani protagonisti dovrebbero essere ragazzi comuni, ma sono più banalmente stereotipati con tutta la prevedibilità che ne consegue.
Limite cui in buona parte sopperisce l’ingegnoso e originale impianto visivo, dove la telecinesi fa della videocamera una sorta di occhio mentale, estensione del cervello slegata dalla gravità.
A tale mobilità si aggiungono, nel finale, immagini dalle fonti più varie: amatoriali, giornalistiche e di sorveglianza.
L’uso di superpoteri in un contesto ordinario ha infine l’effetto, già un po’ risaputo, dei fenomeni di Paranormal Activity.
Può sorprendere ma, proprio come Chronicle, non riesce a impressionare.