Vincent, un brillante quarantenne che sta per diventare per la prima volta padre, è invitato a cena nel caratteristico appartamento della sorella Elisabeth e del cognato Pierre.
Alla serata partecipa anche Claude, il suo caro vecchio amico di infanzia. Nell'attesa che anche la compagna Anna, costantemente in ritardo, si unisca alla loro compagnia, Vincent viene sottoposto a un fuoco di domande sull'imminente paternità ma, quando rivela il nome del futuro nascituro, in famiglia si scatena un putiferio dalle inattese conseguenze.
5 amici, una cena marocchina, parole parole parole: gruppo di bobo in interno parigino, un effetto domino di segreti e bugie, un jeu de massacre dialettico, parenti che sono serpenti, borghesia che rima, da copione, con ipocrisia.
Il fattore scatenante: il nome scomodo con cui due dei protagonisti vorrebbero chiamare il proprio nascituro.
Il vaso di Pandora si frantuma, ma, ovviamente, non è detto che i cocci non si possano restaurare.
De La Patellière e Delaporte, autori della sceneggiatura di L’immortale, adattano il testo teatrale che li ha consacrati, in patria, al successo: chiuso tra quattro mura, con inessenziali proiezioni all’esterno, Cena tra amici è puro ed esasperato teatro filmato, che fa della parola il principale territorio del conflitto, ritmato da tempi comici perfetti, interpretato a memoria dal medesimo gruppo d’attori (eccezion fatta per Charles Berling) che lo aveva messo in scena sui palcoscenici francesi.
Situazioni universali e quotidiane, nevrosi caricaturali, colpi di scena a go go, cenni d’ambizione in forma di satira politica (una coppia di destra, una di sinistra, un personaggio neutrale, naturalmente centrista), la tendenza alla condanna cerchiobottista e poi al perdono ecumenico, infine alla cara vecchia riconciliazione: tutto già visto, con la dose di acume prevedibile e il garbo di quei prodotti che Oltralpe incassano milioni e qui non sappiamo nemmeno lontanamente concepire.