Dopo l'esperienza nel piccolo ufficio postale campano di due anni prima, Alberto (Claudio Bisio) è ritornato nella sua Milano, dedicandosi esclusivamente al lavoro, tanto che la moglie Silvia (Angela Finocchiaro) ha deciso di lasciarlo.
A Castellabate, invece, Mattia (Alessandro Siani) ha continuato ad essere ancora più irresponsabile finendo anche lui per essere mollato dalla moglie Maria (Valentina Lodovini), dalla quale ha avuto un figlio.
Tuttavia, il campano è costretto a mettersi in viaggio verso Milano per partecipare a una convention per impiegati postali.
Nel capoluogo lombardo Mattia si ritrova, però, catapultato in un universo a lui totalmente estraneo e incomprensibile, fatto di ossessioni per il lavoro, stili di vita all'ultima moda e ansie secessioniste.
Toccherà al ritrovato amico Alberto aiutarlo a conoscere meglio la giungla metropolitana.
A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre. E magari non serviva tirare in ballo Andreotti per immaginare che dopo i 30 milioni di incasso piovuti dal cielo su Benvenuti al Sud, il sequel doveva arrivare anche senza una vera storia da raccontare.
Ed è arrivato, con le situazioni che si ripetono uguali e contrarie. Altre barzellette, tic e manie. Per scoprire, dopo un incipit da musicarello anni 80 con i ballerini in Piazza Duomo, che all’ombra della Madonnina si lavora sodo.
Anche alle Poste (che brandizzano tutto il brandizzabile, come in una televendita).
Si fa il meeting e il pilates, ci vuole il brainstorming per mettersi d’accordo per la cena, si fa colazione con due fette biscottate.
Al bar il caffè è un rosario di ristretto, moka choc, americano con l’acqua calda a parte.
«Se svieni ti passano sopra» ma la battuta c’era già in F.F.S.S. cioè: “.che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” di Arbore.
Lecito aspettarsi il peggio quando il portalettere di Castellabate, Alessandro Siani, mollato dalla compagna perché non riesce a pronunciare «mutuo», decide di raggiungere l’amico e collega Claudio Bisio.
A tavola gli offrono il sushi e lui si alza di scatto: «Ok, uscimm’». Anche l’impiegato meneghino non se la passa bene, vessato dalla moglie che vuole la seconda casa e poi lo molla.
E dal manager Paolo Rossi: «Un Marchionne nel corpo di Brunetta» (copyright Bisio).
Si procede per scenette, si ridacchia. Come quando Angela Finocchiaro (doppio ruolo, anche da nonnina) si lancia in un grammelot milanese con Salvatore Misticone, presenza scenica tra baffi e coppola, che gli risponde in dialetto stretto.
Si va di repertorio comico: Bisio ciclista sulla Graziella fuori misura, le capocciate quando passa la modella, la partita alla Tv.
Ancora citazioni da Totò, Peppino e la. malafemmina, con lo sbarco alla stazione e la pummarola in valigia. Si arriva in fondo con il fiato corto per far quadrare la favoletta, prima che Emma Marrone balli e canti Volare sui titoli di coda.
Ma fra tante scorciatoie, anche un percorso alternativo alla scoperta della Milano in trasformazione, di cinesi bauscia e vecchi razzismi.
E lo sguardo di Luca Miniero, regista, che spazia tra i nuovi grattacieli che incombono sulle antiche cascine.
Tra la meraviglia e l’angoscia. Quasi da Neorealismo dell’Italia del Boom.