Joe è uno spietato killer che si trova a Bangkok per assassinare quattro nemici di un boss della malavita. Recluta il ladruncolo Kong, il cui compito sarà quello di svolgere alcune commissioni per suo conto; una volta portato a termine l'incarico, Joe lo ucciderà, cancellando così ogni traccia del suo passaggio. Ma mentre si ritrova a fare da mentore al giovane e nel frattempo si innamora di una commessa, Joe comincerà a mettere in discussione tutta la sua esistenza.
Il miracolo l’aveva già fatto John Woo con Face/Off trasformando Nicolas Cage in una marionetta di una “ronde” impazzita e non poteva certo ripetersi. Ma in Bangkok Dangerous l’attore (qui anche produttore) diventa un oggetto da plasmare da parte dei fratelli Pang che ce la mettono sempre tutta per manipolare quello che inquadrano. Joe, uno spietato killer, arriva in Thailandia per eseguire una serie di omicidi su commissione. Lì addestra un ladruncolo di strada e s’innamora di una farmacista del posto, rimettendo così in discussione la sua esistenza. I due registi, già sopravvalutati dai tempi di The Eye, realizzano il remake del loro omonimo film del 1999 (il migliore) spingendo sull’acceleratore con inseguimenti, sparatorie, dettagli insistiti fino alla nausea presenti anche nel momento in cui la ragazza sordomuta comprende che Joe è un assassino attraverso gli schizzi di sangue sulla sua maglietta. Il cinema d’azione diventa un meccanismo informe, condito da un po’ di Takashi Miike digerito male. E per esprimere la solitudine del protagonista è molto più efficace un primo piano su George Clooney in Tra le nuvole che il volto senza vita di Cage in tutto Bangkok Dangerous. S.E.
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