Gli integralisti islamici hanno sferrato il loro attacco agli Stati Uniti, a colpi di attentati.
Un autobus esplode a Brooklyn, comincia così la campagna del terrore che gli integralisti islamici hanno dichiarato agli americani.
A fronteggiare l'escalation di violenza ci sono Anthony 'Hub' Hubbard, capo della Task Force Antiterrorismo dell'Fbi e il generale William Devereaux, un militare che sa come affrontare il nemico.
Discontinuo e prevedibile un film “di mestiere”. Con troppe banalità
1999 Il presupposto politico-geografico di “Attacco al potere”, diretto da Edward Zwick (produttore esecutivo di “Shakespeare in Love”) è che Brooklyn potrebbe diventare un quartiere di Beirut e gli Usa il campo di battaglia di frange e cellule del terrorismo arabo.
Gli attentati al World Trade Center e ad Oklahoma City hanno minato, per sempre, l’idea di un’invulnerabilità nazionale, hanno plasmato, finita la guerra fredda, un nuovo nemico e hanno rinvigorito il dubbio che i poteri dell’Unione possano essere coinvolti in una pericolosa sfida egemonica.
Quando New York diventa il palcoscenico mediatico di clamorosi e sanguinosi attentati, la caccia agli estremisti islamici coinvolge gli agenti dell’FBI, la CIA e l’esercito.
Rapimenti non autorizzati, depistaggi, doppi e tripli giochi, esplosioni, intercettazioni, legge marziale, rastrellamenti: il legalitario federale Denzel Washington, il protervo generale Bruce Willis e la misteriosa spia Annette Bening cercano di essere fedeli alla Costituzione.
Confezionato con mestiere, ma discontinuo e prevedibile, il film cede e si appiattisce dopo i primi quaranta minuti.