Carlo Verdone: "Papà Mario era sorprendente. Dopo la bocciatura mi consegnò una busta chiusa..."

Nel centenario della nascita del padre, Carlo Verdone lo ricorda con affetto non tralasciando di raccontare qualcuno tra gli aneddoti più simpatici

Carlo Verdone: 'Papà Mario era sorprendente. Dopo la bocciatura mi consegnò una busta chiusa...'
Mario e Carlo Verdone

A vederli uno accanto all'altro in una vecchia foto in bianco e nero la prima cosa che balza agli occhi è la stessa espressione sorridente, due visi che si fa fatica a immaginare corrucciati. Uno è Carlo Verdone, l'altro è suo padre Mario scomparso nel 2009 all'età di 92 anni, ma del quale l'attore romano ama ricordare ogni cosa, soprattutto quest'anno che ricorre il centenario della sua nascita. "Lo ricorderemo a Siena, la sua città, e a Roma in un simposio al Centro Sperimentale di Cinematografia dove fu alto dirigente per tanti anni".

Mario Verdone fu un grande critico cinematografico

Di quel papà stimato e ben voluto da tutti, Carlo Verdone ama ricordare la caparbietà per essersi fatto praticamente da solo, provenendo da una famiglia dalle umili condizioni. Mario è stato un grande critico cinematografico: professore emerito di Storia e critica del cinema all’Università di Roma ‘La Sapienza’ e appassionato studioso del futurismo. Laureatosi in Giurisprudenza prima e in Scienze politiche poi, Verdone si trasferì a Roma nel 1941, collaborando con diverse testate cinematografiche. Fu direttore del primo Istituto universitario di Teatro e Spettacolo a Parma, nonché del Centro Sperimentale di Cinematografia insieme a Roberto Rossellini. Da qui la decisione di celebrare il centenario della nascita rispettivamente a Siena e a Roma.

"Quando arrivarono i Beatles a Roma..."

Un curriculum di tutto rispetto, che non gli impedì comunque di fare la sua parte come padre. "Abbiamo avuto una famiglia piena di fantasia dove regnava la condivisione del divertimento - ricorda Carlo Verdone in una lunga intervista concessa a l'Avvenire. Goliardico, con quel suo accento senese già di per sé comico, Mario Verdone sapeva essere severo salvo poi "recuperare" quando in gioco c'era la possibilità per suo figlio di apprendere qualcosa sui costumi e le mode del tempo. Ed è quanto successe in occasione dell'arrivo a Roma dei Beatles, nel giugno del 1965. "Dopo avermi punito per esser stato bocciato in quarta ginnasio, bussò alla mia porta con due buste in mano. Dentro c'erano due biglietti per il concerto. Ci andammo insieme, lui si divertì moltissimo". 

E il papà lo interrogò e bocciò all'esame di Storia del film

Aneddoto indimenticabile anche quello della famosa bocciatura all'esame di Storia e critica dei film. Fu lo stesso Mario a raccontarlo qualche anno fa in un'intervista al Corriere. Dopo che il figlio lo aveva pregato di fargli domande su Bergman e Fellini, all’esame fu interrogato su un autore tedesco. Scena muta. “Guardi è meglio che torni ad ottobre.” sentenziò Verdone e Carlo incredulo: “Papà, ma mi bocci?”. “Mi dia del lei. Ora vada”. Al che gli altri studenti, terrorizzati da una “quasi certa bocciatura”, se ne andarono lasciando l'aula deserta. 

"Carlé sono un passeggero che attende il treno.."

Carlo Verdone amava molto suo padre e il suo giudizio sui film era fondamentale. "Se rimaneva impassibile, anche applaudendo, significava che non gli era piaciuto". Un attaccamento che lo spinse a dedicargli un film "Io,loro e Lara", e a parlare tanto di lui nel libro autobiografico edito nel 2012 "La casa sopra i portici" e nel documentario "Carlo", realizzato nel 2013. Fino a che non si spense, come ricorda oggi "come un filosofo greco", non trascurò di andarlo a trovare, rubando del tempo al suo lavoro. Anche se papà Mario dal suo letto di morte continuava a dirgli: "Carlé non venire in clinica tutti i giorni, sono solo un passeggero che deve prendere un treno che sta ritardando". Quel treno è passato da tempo, ma a Carlo Verdone quelle ultime frasi sono rimaste impresse, per sempre, nel cuore.