Leto, a Cannes senza Serebrennikov

valerio sammarco

Leto, a Cannes senza Serebrennikov
di Cinematografo

“Putin ci ha risposto ieri, circa la possibilità di permettere a Kirill Serebrennikov di viaggiare, dicendo sia al Festival di Cannes che al governo francese che sarebbe stato lieto di aiutare, ma che in Russia la giustizia è indipendente”.

L’organizzazione del Festival spiega così quella sedia vuota – con tanto di cavaliere in bella vista a ricordare il nome del regista assente – alla conferenza stampa del film Leto, in gara per la Palma d’Oro a Cannes e diretto dal cineasta russo Kirill Serebrennikov, attualmente agli arresti domiciliari in patria, accusato di frode fiscale per aver sottratto 68 milioni di rubli (900 mila euro all’incirca) per finanziare il progetto artistico Platforma.

Anche se secondo molti attori e registi coinvolti in quel progetto tutto questo non è assolutamente vero. Sarebbero piuttosto le posizioni politiche di Serebrennikov, già oppostosi all’annessione della Crimea e sostenitore della causa LGBT, a renderlo inviso ai vertici del Cremlino.

Arrestato durante le riprese del film, Serebrennikov ha ultimato il montaggio a casa, da solo, senza la possibilità di comunicare né con il cast né con la troupe.

Una situazione differente rispetto all’altro regista quest’anno in concorso a Cannes, l’iraniano Jafar Panahi (il film in gara è Three Faces), al quale è stato ufficialmente proibito di realizzare film e abbandonare il paese.

Tornando a Leto, Serebrennikov si concentra su un’estate (come da titolo) cruciale nella Leningrado dei primi anni ’80: è quella del passaggio del testimone tra gli affermati Zoopark e gli ancora non nati Kino, due delle band più significative della scena rock new wave del sound sovietico.

Cinematografo.