in sala L'Accabadora di Pau

in sala L'Accabadora di Pau
di ANSA

(ANSA) - CAGLIARI, 19 APR - Arriva nelle sale italiane L'Accabadora. Sarà proiettata da domani sera l'ultima fatica cinematografica di Enrico Pau. Il regista cagliaritano porta sul grande schermo una figura che, tra mito e storia nella civiltà rurale della Sardegna di un tempo, era portatrice della 'buona morte' come atto caritatevole nei confronti di un malato incurabile. Una sorta di "suicidio assistito" d'altri tempi di cui sono rimaste scarse e vaghe testimonianze. Per il ruolo della protagonista Pau si è affidato ad una attrice di forte temperamento e carisma, incarnazione della bellezza mediterranea: Donatella Finocchiaro. Nel cast anche Barry Ward, Carolina Crescentini, Sara Serraiocco e Anita Kravos. Il lavoro, cooprodotto da Film Kairos (Italia) e Mammoth Films (Irlanda), distribuzione Koch Media, è basato su una sceneggiatura originale firmata dallo stesso Pau e da Antonia Iaccarino. Ritrae il volto di una Sardegna arcaica e di una Cagliari straziata dalle bombe del secondo conflitto mondiale, una città che risorge alla speranza nel segno del suo patrono Sant'Efisio. Più che sull'aspetto culturale e antropologico, il regista si sofferma sulla psicologia della protagonista, la sua dimensione femminile soffocata dentro un emblematico mantello nero disegnato da Antonio Marras. "L'Accabadora è un personaggio cinematografico potente e per una attrice rappresenta una sfida - ha detto all'ANSA Donatella Finocchiaro in occasione dell'anteprima a Cagliari del film - Annetta è una figura affascinante, chiusa nei suoi silenzi, emblema della donna pronta al cambiamento, a immaginare una vita nuova e a liberarsi da un destino che altri hanno scelto per lei". Nello snodarsi della vicenda, Annetta per andare in cerca di sua nipote si trasferisce dal paese natio, a Cagliari, una città in uno dei suoi periodi più bui, e in questa catastrofe scopre la gioia di vivere, avviene la rinascita. "L'Accabadora appartiene alla tradizione sarda ma è ammantata di una sacralità universale, un mix tra sacro e profano - aggiunge l'attrice - aldilà delle scelte che appartengono alla sfera personale, la tradizione sarda era molto avanzata, in anticipo sui tempi su un tema così delicato e attuale". (ANSA).