C’era una volta il West fa 50

gian luca pisacane

C’era una volta il West fa 50
di Cinematografo

Bertolucci, Argento e Leone: erano loro il buono, il brutto e il cattivo (non necessariamente in quest’ordine) che diedero vita a C’era una volta il West. Firmarono insieme il soggetto del film, consegnarono un trattamento di oltre trecento pagine, poi si divisero. Rimase Sergio Leone a guidare la locomotiva, a portare sul grande schermo il mito della ferrovia con gli occhi di un ragazzino che lo vede per la prima volta, quasi dimenticando De Mille e Ford.

Si apriva la “Trilogia del tempo”, che si sarebbe completata con Giù la testa e C’era una volta in America. La durata delle sequenze si dilatava, la macchina da presa indugiava sugli sguardi, sulle lunghe attese che precedono i duelli. Leone era un grande affabulatore, il maestro assoluto del western all’italiana. Amava l’epica, ma anche il naturalismo portato all’estremo, con i corpi squarciati che cadevano al rallentatore sulla sabbia. Lui montava i suoi film sulla musica di Ennio Morricone: prima lo faceva comporre, poi pensava alle immagini. Non a caso il protagonista di C’era una volta il West si chiama Armonica, come il suono dello strumento che lo accompagna.

 

Cinematografo.