Amore e anima nel deserto indiano

Amore e anima nel deserto indiano
di Ansa

(ANSA) - LOCARNO, 9 AGO - Nella tradizione più spiccata del Festival di Locarno le diversità di culture e una visione del mondo totalmente altra emergono nel film 'The Song of Scorpions' (La Canzone degli Scorpioni), carico di mito, magia, poesia, solitudine e inquietudine esistenziale. In un universo sconosciuto, si narra di una 'professione' ai limiti della follia: in un luogo sperduto dell'India, in una comunità Sindhi del Rajasthan, la giovane bellissima ed enigmatica Nooran (l'iraniana Golshifteh Farahani) salva le persone punte dai micidiali scorpioni nell'immenso deserto di Thar cantando nenie antiche e suadenti accompagnate da pozioni di erbe. La guaritrice ha un rapporto mistico con il luogo in cui vive ed è come se assumesse su di sé il veleno: viene pagata per il suo lavoro, ma la nonna con cui convive in condizioni miserabili la costringe a dare i soldi ai poveri della moschea. Girato da Anup Singh, indiano nato in Tanzania, la pellicola ci dice dell'anima e dell'amore con tutte le sue complessità.