Ligabue: "Sono perdutamente innamorato dell'Italia (e un po' anche di Sara-Smutniak)"

A 20 anni da "Radio Freccia" il rocker torna a dirigere un film "sulle persone per bene che non hanno mai voce in capitolo in questo Paese". "Made in Italy", da giovedì in 400 sale, ha come protagonista un operaio (Stefano Accorsi) in crisi esistenziale

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di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Un operaio di un salumificio come protagonista, la provincia italiana della sua Correggio e delle zone vicine come sfondo e il Bel Paese incastonato nel cuore. Il terzo film di Luciano Ligabue, che smette i panni di rockstar per tornare dietro la macchina da presa a 20 anni da “Radio Freccia” e a 16 da “Da zero a dieci”, si intitola “Made in Italy” proprio come il suo concept album dell’anno scorso e ne è la naturale trasposizione ma anche l’imprevedibile sviluppo. Acclamato dai giornalisti e dagli addetti ai lavori proprio come se fosse a uno di quei suoi eventi oceanici tra decine di migliaia di fan, Ligabue mette un po’ da parte l’innata timidezza per accompagnare la sua creatura prodotta da Domenico Procacci che da giovedì sarà distribuita (con Medusa) in oltre 400 sale in tutta Italia.

Al centro della storia c’è Riko, interpretato da Stefano Accorsi e la sua vita in cui tutto sembra improvvisamente precario, la sua storia d'amore, il lavoro, il futuro. “Mi sono ritrovato a dare voce a un personaggio che potrei essere io se non avessi fatto il musicista. O un alter ego, o una parte di me. Ancora non l’ho capito bene. Riko è uno che si è ritrovato a vivere una vita preconfezionata: vive nella casa costruita dal nonno e ingrandita dal padre; si è sposato molto presto, fa lo stesso lavoro di suo padre. Ma mi piace pensare che Riko da una posizione molto meno di privilegio rispetto a me possa raccontare l’amore che nutre verso la famiglia, le radici e verso questo Paese, nonostante la frustrazione che questo amore produce. Mi piaceva insomma che questo racconto provenisse da uno che vive una vita normale e che quindi avesse ancora più diritto a esprimere la sua incazzatura”.

Sì, perché “Made in Italy” è soprattutto una struggente dichiarazione d’amore per l’Italia: “Questo è un film sentimentale. Ci sono i sentimenti forti dei protagonisti, l'amicizia, l'amore coniugale e quello per le proprie radici, e c'è il mio amore per l’Italia che non viene meno nonostante le frustrazioni che mi provoca. Viviamo nel Paese più bello del mondo ma ce ne siamo dimenticati. Chissà perché nessun italiano fa la vacanze a Roma e nessun italiano fa la luna di miele in Italia”. E ancora: “Questo è un film sulle persone per bene che non hanno mai voce in capitolo in questo Paese. Sono quelle che lavorano un po’ di più perché i furbetti ce la fanno con meno fatica. Ed è soprattutto un film sulla necessità del cambiamento. Anche a me è capitato, un po’ come a tutti credo, di avere paura dei cambiamenti. Quando raggiungi una posizione di benessere vorresti che non cambiasse mai ma in realtà il cambiamento è il movimento naturale della vita. Ma ora sempre di più sonop aperto al cambiamento, anche a quello che viene da me".

Io, ad esempio, tre anni fa non avrei mai pensato di scrivere un concept album e di dare la voce in prima persona a un operaio. E che questo producesse prima un album e poi una sceneggiatura e mi facesse tornare alla regia. Sapendo bene poi che il vero cambiamento non è tanto quello degli eventi quanto del punto di vista che tu hai su quegli stessi eventi: insomma non gli eventi di per se stessi ma come reagiamo agli eventi”. Nel film accanto a Riko c’è Sara, cui Kasia Smutniak presta bellezza e intensità: “Il personaggio di Sara nel disco era appaena accennato. Qui l'ho sviluppato meglio. Sara quando fa una cazzata la fa veramente grossa. Di lei mi piace la praticità, il suo tener ferma la famiglia, il suo reclamare la vita per come deve essere. Era un personaggio cui volevo bene, ma ora abbiamo passato i limiti. Mi sono  innamorato di come Kasia Smutniak l'ha resa portandola sullo schermo. La verità è che di Sara-Smutniak mi sono perdutamente innamorato”, dice Ligabue nella videointervista che gli abbiamo fatto.