Dalila Di Lazzaro: "Io, troppo ingenua. Mi hanno fregato 250 mila euro". Dopo il lutto e la malattia, la rinascita ma anche nuovi dolori

Dalila Di Lazzaro: 'Io, troppo ingenua. Mi hanno fregato 250 mila euro'. Dopo il lutto e la malattia, la rinascita ma anche nuovi dolori
di Cinzia Marongiu   -

Prima modella e attrice dagli occhi di ghiaccio e dal fare altero, capace di sedurre frotte di partner e di uomini potenti, da Robert De Niro ad Alain Delon, dall’avvocato Agnelli a Jack Nicholson. Poi donna ferita mortalmente dalla vita che in rapida successione le ha tolto il giovanissimo figlio Christian e l’ha costretta a letto per anni con dolori cronici insopportabili, terribile conseguenza di un doppio incidente. Infine, scrittrice di libri campioni di vendite nei quali raccontando la sua vita tra gioie e dolori, tra soddisfazioni e fregature, è riuscita a far breccia nel cuore di tanti lettori che hanno scoperto una donna fragile e forte allo stesso tempo, una donna che è stata capace di reinventarsi la vita e di superare tante crisi. Sono almeno tre le esistenze di Dalila Di Lazzaro che è tornata ad affacciarsi alla ribalta con un nuovo libro, il sesto, pubblicato come i precedenti da Piemme Edizioni, “La vita è così”.

Dalila Di Lazzaro con Alain Delon

Un nuovo lutto

Si tratta di un libro sincero che fin dalle prime pagine rivela una donna indipendente che ama il suo essere single e i suoi piccoli grandi piaceri quotidiani, a cominciare dalle passeggiate con l’amato cagnolino Happy. Ed è proprio lui, con la sua morte improvvisa, annunciata timidamente dal felino di casa, Sole, che regala l’ennesimo lutto alla Di Lazzaro: “Mi guarda intristito e con grande fatica alza la testa. Gli escono due grosse lacrime e sembra sussurrare: “Perdonami, mi fermo qui. Sono costretto a lasciarti”. È quasi l’addio di un innamorato che deve abbandonare per sempre la sua amata padrona e delicatamente soffre nell’infliggerle una pena che non può evitare. (….) Happy era arrivata nella mia vita in un momento di devastante dolore fisico. Non sostituiva certo una persona, ma era stato un meraviglioso antidoto contro un dolore che esigeva di essere anestetizzato. Ora sento il vuoto: mi sveglio di notte, per poi piombare in salotto a piangere davanti alla cuccia vuota”.

La Di Lazzaro con renato Pozzetto nel film "Oh, Serafina"

Nel rapporto coi soldi sono sempre stata cialtrona

In questo torpore esistenziale, reso ancora più malinconico dall’arrivo del Natale, si inserisce Ugo, un filosofo serio e pacato che raccoglie le sue confidenze. Ma nel libro c’è spazio anche per vicissitudini assai più materiali. Come quella del commercialista dell’attrice che scappa con un lauto bottino dopo aver fatto sui suoi soldi pericolose speculazioni finanziarie. La Di Lazzaro, intervistata dal Corriere della Sera, le racconta così: “Mi hanno fatto una truffa: questo perché non sono una ragioniera o una commercialista. Ma sono un’artista, categoria di solito tra quelle più fregate. Un signore di cui mi fidavo ha fatto dei papocchi, per cui ci ho rimesso 250 mila euro. Che sono tanti”. In sintesi: “Non avendo letto determinate carte che mi avevano messo sotto il naso e che ho purtroppo firmato, non ero al corrente di come fossero stati investiti i miei soldi. Quando me l’hanno detto, quando mi hanno confermato che non c’erano più, spariti, mi è venuto un herpes grosso così sulla schiena”. Fino alla confessione disarmante: “Il mio rapporto con i soldi? Sono sempre stata un po’ cialtrona in questo. Ho sempre speso. Ma ho speso tantissimo per curarmi”. E spiega: “Convivo col dolore cronico al trapezio che si inserisce nella spina dorsale. Non viene riconosciuto dalle assicurazioni. Sono stata costretta al letto. All’epoca del dolore fisico straziante ho pensato di togliermi la vita. Un ingegnere aveva congegnato un macchinario per togliere la neuropatia, ma fu boicottato dagli ospedali. Dal ’97 ho speso 750 mila euro in cure mediche, me ne hanno rimborsati 1500”. Morale? Dalila Di Lazzaro sembra immune dall’amarezza che chiunque potrebbe provare al suo posto. Forse il suo segreto esistenziale è racchiuso tutto nella frase di Dostoevskij con la quale apre il suo libro: “Più scura la notte, più luminose le stelle; più profondo il dolore, più vicino è Dio”.