2001, 50 anni fa, qui e ora

redazione

2001, 50 anni fa, qui e ora
di Cinematografo

Un compleanno straordinario per uno dei capolavori riconosciuti della settima arte (e pensare che all’uscita metà delle recensioni furono pessime, come ci ha raccontato Jan Harlan, cognato di Kubrick e suo produttore).

Per celebrare i 50 anni di 2001: Odissea nello Spazio, il film di Stanley Kubrick che ha cambiato la storia del cinema e della fantascienza, il festival di Cannes ha organizzato la proiezione della copia in 70mm – che uscirà nelle sale italiane il 4 e 5 giugno – ospitando Christopher Nolan che del remastering del film è uno dei principali promotori.

“Un giorno Chris (Nolan, N.d.A.) è venuto a cercarmi – ci dice Katharina Kubrick, la figlia di Stanley – mi ha chiesto se poteva restaurare il film nell’originale versione in 70mm. E gli ho detto subito di sì”.

Il perché fosse così interessato al progetto lo spiega lo stesso Nolan nel corso della masterclass che ha tenuto a Cannes, affollatissima e applauditissima: “La prima volta che l’ho visto risale a quando avevo 7 anni, mi ci portò mio padre in uno dei cinema di Leicester Square e fu un’epifania totale, estrema, indimenticabile anche se ero molto piccolo. Avrei poi capito nel tempo che quanto fece Kubrick nel 1968 avrebbe cambiato per sempre non solo il modo di fare il cinema di fantascienza ma di ‘pensare’ un certo approccio a questa arte”. Col cinema si può fare tutto, ecco il principale insegnamento.

E Nolan ha in qualche modo supervisionato un restauro che permettesse al film, senza alcun ritocco né aggiunta, di tornare allo splendore di quella prima visione a Leicester per “non perdere nulla della perfezione originale”: un metodo simile a quello usato dallo stesso regista per trattare il 70mm nel suo recente film Dunkirk.

“La digitalizzazione è fondamentale per il cinema, anche per la sua conservazione, ma ritengo come Tarantino e P.T. Anderson, che la pellicola con la sua immensa gamma cromatica restituisca un’emozione che il digitale non offre: è incredibile la capacità di immersione che la pellicola ancora dona allo spettatore, non avrei mai potuto pensare a Dunkirk girato in digitale”.

Cinematografo.