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Proietti dopo Manfredi: "Io cardinale alla corte dell’ultimo Papa Re"

di Cinzia Marongiu
"Come in tanti forse ricordano, da molti anni inizio tutti i miei spettacoli con un sonoro 'Buonasera'. Così quando è stato eletto questo nuovo Papa tanto simpatico, ho ricevuto un sacco di telefonate: 'Ahò, er Papa te sta’ a copia’!'". È il solito Gigi Proietti, mix unico di talento e ironia, cultura ma anche amore per tutto ciò che è popolare. Arriva in Rai per l’anteprima de L’ultimo Papa Re, miniserie in onda su Raiuno l’8 e il 9 aprile e ad attenderlo c’è la folla delle grandi occasioni, oltre al direttore di Raiuno Giancarlo Leone che non si lascia sfuggire l’occasione per rilanciare l’idea di uno show su Raiuno con il grande mattatore. L’ultimo Papa Re d’altra parte è uno dei grandi eventi della stagione tv, nel quale Proietti si è confrontato a distanza con un altro grande, Nino Manfredi, protagonista del celebre film di Luigi Magni del 1977 Nel nome del Papa Re. E a dirigerlo stavolta c’è proprio il figlio di Nino, Luca Manfredi, mentre la produzione è affidata alla Dauphine della sorella Roberta.
Proietti, com’è interpretare un cardinale, che nella Roma papalina cerca di evitare la condanna a morte per il suo figlio segreto?
"In genere sul set sono uno che scherza e alleggerisce il clima. Stavolta però ero davvero concentrato e la sera spesso finivo con il mal di testa. Il mio monsignor Colombo è un personaggio davvero problematico perché in piena evoluzione. È il capo della polizia pontificia che indagando su un attentato dinamitardo attribuito ad alcuni patrioti, tra cui il figlio, ha una graduale presa di coscienza e si rende conto che il potere temporale della Chiesa non ha più ragione di esistere».
Temeva il paragone con un precedente così importante?
"Non ho volutamente rivisto il film. E ho pensato a questo ruolo come a un ruolo classico, un Otello o un Amleto, uno di quei personaggi che ogni attore cerca di interpretare con una sua chiave di lettura. Io e Nino Manfredi siamo diversi a cominciare dal fisico ma il mio approccio è stato quello di non confrontarmi con lui. Anche perché altrimenti non avrei lavorato bene. La costruzione del film poi è differente visto che la prima scena del film di Magni mostra Manfredi che lascia la Chiesa mentre nella nostra fiction questo accadrà solo alla fine».
Questa fiction sembra in linea con il nuovo corso di Papa Francesco. È d’accordo?
"Una Chiesa meno temporale e più pastorale. Anche a me sembra così e la voglia di cambiamento impersonata da questo papa mi è sembrata chiara da subito nella scelta di quel nome e nel parlare di una Chiesa povera per i poveri. Sono cose che non sentivo da un pezzo".
Adesso che cosa la aspetta?
"Teatro naturalmente. Porto il mio spettacolo a Bologna, Firenze e Padova. Si intitola C’è gente stasera ma è il mio one man show che oramai si è arricchito di tante presenze fisse, comprese le mie due figlie. D’altra parte il teatro è il mio grande amore, direi la mia sede naturale che mi ha dato il privilegio di poter dire vari no ma che mi ha tolto anche il tempo per qualche progetto che mi stava a cuore".
Quale ad esempio?
"Una regia cinematografica. Ho due idee nel cassetto da diversi anni. Vedremo".
E la tv? Tornerà con uno show su Raiuno?
"Non so, ogni tanto se ne parla e in effetti lo showman credo di poterlo ancora fare. Ma ci vorrebbe un’idea forte sennò rischia di essere un’arma a doppio taglio".
04 aprile 2013
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