La donna di cristallo è anche lei. In apparenza esile e fragile, in realtà temperata da un processo di continua raffinazione artistica che la vede, a neanche 40 anni, dividere la sua attività di cantante e compositrice (con studi di danza classica e contemporanea) fra Barbican Center, Carnegie Hall, La Scala di Milano, La Fenice di Venezia oltre a diversi dei più prestigiosi festival internazionali. Senza disdegnare i club musicali. La donna di cristallo non poteva che essere il titolo (dall'omonima canzone) del nuovo album di Cristina Zavalloni. Che qui incrocia le lame con i musicisti della Radar Band (Cristiano Arcelli, Fulvio Sigurtà, Massimo Morganti, Giacomo Riggi, Michele Francesconi, Daniele Mencarelli, Alessandro Paternesi ed Enrico Pulcinelli). E' la stessa Zavalloni a parlare di questo nuovo progetto, e a dire la sua (pur provenendo da rigorosi studi accademici) sul provincialismo che ancora afflige la musica in Italia, a partire spesso dalle stesse istituzioni accademiche.
Cristina, lei viene da studi classici, passa per il jazz, per le forme musicali sperimentali e frequenta anche il pop. Qual è fra questi il mondo sonoro che le appartiene di più?
"Tutto ciò che canto lo sento intimamente mio. L'unica distinzione la posso fare tra l'ambito della musica classica, scritta, e quello della musica che nasce in modo più estemporaneo o dall'improvvisazione. Dunque certo, sono una cantante di jazz che interpreta anche il repertorio classico in modo filologico. Ma l'importante è che il mio cuore senta di fare qualcosa, se no prerefisco dire no. Alla fine noi musicisti siamo creature molto più istintive di quanto si pensi, molte scelte si fanno per piacere e interesse, senza star lì a fare troppi calcoli ".
In tutto questo la canzone pop ci sta?
"Ma certo, non mi interessa individuare un ambito preciso in cui muovermi. Mi fa piacere che le cose che faccio vengano recepite nei vari ambienti. Ho cantato per Roy Paci e Aretuska, per Nicola Conte, nei miei dischi ci sono canzoni in tutto e per tutto pop. Tanta varietà fa impazzire i miei produttori. Avranno pazienza".
Eppure, a differenza di quanto avviene in Nord Europa o negli Usa, dalle nostre parti steccati e divisioni di genere esistono ancora. Siamo dunque un Paese vecchio da questo punto di vista?
"Siamo un Paese provinciale, non parlo solo della musica ma del modo di pensare diffuso. Non c'è rispetto per i posti, per le persone, per la res civica, spesso ci nutriamo di luoghi comuni. Ma ad andare appena più in là scopri un popolo pieno di risorse, che ha creato cose di una bellezza che parla a tutti, senza tempo. Nel caso della musica spesso non c'è voglia di rischiare, si è cordardi. Questo vale anche per i discografici, e spesso per i direttori artistici dei festival. Fa parte dell'andazzo culturale del Paese".
Lei è anche autrice della sua musica. Quanto spazio è disposta a cedere ai musicisti con cui fa album e tour?
"Di solito non molto. Ma stavolta, con Cristiano Arcelli e la Radar Band, ho dato volentieri tutto lo spazio di cui necessitavano. La stima è stata immediata, mi sono lasciata guidare e consigliare. Anche se poi l'ultima parola è la mia, dato che canto e mi espongo sul palco. Quindi devo sentire veramente mia quella musica".
Ci sono giovani musicisti che l'hanno colpita di recente?
"Ho già citato la Radar Band, ma se posso includere anche qualcun altro, dico Cristina Renzetti (che ha già sfondato in Brasile) e Gaia Mattiuzzi, cantanti di enorme bravura e molto versatili".
Lo studio della danza influenza il suo modo di approcciare l'interpretazione musicale?
"Domanda molto bella e molto difficile a cui rispondere, nel senso che la musica mi porta a muovermi sul palco in un certo modo, lo faccio senza pensarci. Ma vedo che questo è apprezzato, ad esempio da registi e coreografi con cui riesco a trovare un' intesa immediata quando si tratta di progettare o riprendere un concerto o un video".
Il futuro prossimo è fatto di promozione del nuovo disco?
"Soprattutto concerti con la Radar Band. Poi tornerò alla classica. Ma sto anche organizzando una grandiosa festa di compleanno per mio padre, la persona che mi ha fatto venire il desiderio di intraprendere la carriera musicale e mi ha sempre sostenuto in questo senso. Ho chiamato musicisti da tutta l'Europa, che verranno qui, a casa, a Bologna, per fare una festa sonora a papà. Non vedo l'ora".
21 settembre 2012