Per tutti è l'incantevole voce dei portoghesi Madredeus, quella che ha fatto innamorare, tra note musicali e inseguimenti di amici perduti per le strade di Lisbona, il Rudiger Vogler del film Lisbon Story girato da Wim Wenders. La stessa che ha fatto innamorare nuovi ascoltatori della musica portoghese. L'album O Mistério riporta Teresa Salgueiro al grande pubblico e la propone in un progetto nuovo, di cui è anche produttrice e autrice di musiche e testi. L'abbiamo raggiunta a casa sua, nella pausa fra un concerto e l'altro.
Teresa, quali sono le principali differenze tra questo nuovo album e il suo percorso con i Madredeus?
"Questo lo posso davvero definire il primo album tutto mio, naturalmente senza togliere nulla alla fondamentale partecipazione dei musicisti che suonano i brani e del co-produttore Antonio Pinheiro Da Silva. Ma mai come stavolta mi era capitato di avere completo controllo creativo sulla mia musica. E' stata una grande sfida, perché avevo intenzione di evocare sensazioni, sentimenti, che sono nel carattere e nella memoria storica del popolo portoghese. Ho scritto i testi solo dopo aver completato con gli altri musicisti la stesura melodica e armonica dei brani. Un lavoro congiunto molto intenso e molto bello".
E' d'accordo se definiamo O Mistèrio come un disco di pop raffinato, decisamente lontano dalla tradizione del fado?
"Non direi. Per il semplice motivo che i brani dell'album non hanno la struttura delle canzoni pop, non abbiamo mai sentito l'esigenza di semplificare le strutture musicali per dire tutto in tre minuti e con il solito schema strofa-ritornello-finale. Di certo
O Mistério è un disco abbastanza distante dal fado, dal punto di vista sonoro è la somma dell'incontro di tutti i musicisti che hanno lavorato assieme a me, con il loro bagaglio di esperienze passate".
E' mai stata attratta dall'idea di aprire le sue sonorità all'elettronica?
"Amo molto gli strumenti acustici, quelli che si trovano nel nuovo album. Quindi pianoforte, chitarra, batteria e percussioni, contrabbasso e fisarmonica. L'idea è partire dal suono acustico ma aggiungendo strumenti elettrici e usando le chitarre anche in modo 'coloristico', per dare maggiore efficacia al nostro intento di evocare stati d'animo in chi ascolta".
Quali sono le voci femminili che più l'hanno colpita negli ultimi anni?
"Oh, questa è una domanda difficile. Avrei bisogno di un po' di tempo per fare mente locale e ricordare tutte le bravissime cantanti che ho potuto ascoltare. Così a caldo dico Marisa Monte, brasiliana, già nei Tribalistas. Molto brava e con un'idea di canto espressivo che piace molto anche a me".
Prima parlava di carattere portoghese da restituire in musica. Quando si parla di Portogallo ecco subito gli stereotipi della saudade, della malinconia e dell'attesa. E' tutto qui?
"Naturalmente no. Esiste un lato festoso e conviviale del carattere portoghese che si ritrova anche in musica, lo stesso fado, musica della nostalgia, si apre a tematiche più scherzose e ironiche. Né mancano immagini di riunione popolare per celebrare il frutto del duro lavoro, come nella musica che nasce dalle feste del raccolto. Ho provato a richiamare questi momenti nei brani del nuovo album. Ma va anche detto che la saudade e il sentimento dell'assenza sono profondamente radicati nei portoghesi per la loro storia che è frutto della posizione isolata in cui il Paese si è trovato per tanto tempo. Davvero era più facile esplorare cosa potesse esserci oltre l'oceano piuttosto che passare per la Spagna rivale, questo ha portato molti a lasciare casa e famiglia per andare verso l'ignoto. Ecco perché il senso della memoria spezzata, del ricordo nostalgico, dell'attesa perenne sono parte del nostro carattere".
E' già in tour per presentare il disco?
"Già da un po', sì. Ho suonato anche in Italia, uno dei primi Paesi in cui è uscito l'album, e ci tornerò a fine agosto. Sono già stata in Messico, Spagna, Serbia, Montenegro, andrò presto a Macao e Polonia. Poi dipende dalle prossime edizioni del disco che gradualmente si apriranno ad altri posti".
08 agosto 2012