Rabbia, elegante melodia, un filo di malinconia. E' la cifra stilistica di
Paolo Benvegnų. Cantante e chitarrista, autore di canzoni e produttore, Benvegnų ha lasciato un segno importante nella musica di casa nostra con la band degli Scisma negli anni Novanta. Benvegnų ha scritto musica per il cinema, collaborato con diversi progetti teatrali, prodotto, tra gli altri, i dischi di Perturbazione, Terje Nordgarden e Brychan. L'album live
Dissolution riassume il suo percorso fin qui. Con Benvegnų proseguiamo la serie di interviste con chi, nel nostro Paese, contribuisce in modo determinante a scoprire nuovi talenti e a focalizzare con loro un percorso artistico che passa per dischi e tour. Le precedenti puntate sono state dedicate a
Carlo U. Rossi,
Gianni Maroccolo,
Fabrizio Barbacci e
Giorgio Canali.
Paolo, qual č il suo metodo di lavoro come produttore quando collabora con giovani artisti?
"Il presupposto fondamentale č che ci si senta a proprio agio. Io amo impegnarmi in quel tipo di progetti che chiamo "musica di poesia". L'aspetto commerciale ha ovviamente un peso ma non č certo quello determinante a farmi scegliere con quale artista collaborare. Guardo con particolare attenzione alle ambizioni del musicista che ho di fronte. Ha voglia di raccontare, di raccontarsi in modo profondo e poetico? Allora la collaborazione mi interessa. Di solito non faccio pių di due album con lo stesso artista, č giusto che poi ciascuno trovi nuovi stimoli. Pių specificamente, sono un feticista della voce. Miro a creare una totale assonanza di pronuncia del cantato, di espressivitā, di "pasta sonora" con ciō che fanno gli strumenti attorno alla voce. Voglio il massimo della potenza comunicativa tra chi canta e chi ascolta. Sotto questo aspetto so essere un vero rompiscatole (ride)".
Quali sono i nuovi talenti che l'hanno colpita di recente?
"C'č Alessandro Fiori, fantastico giovane cantautore che ha giā legato parte del suo percorso musicale ai Mariposa. C'č l'ottimo Bobo Rondelli che ormai non si puō pių considerare pių soltanto un nuovo talento. E ci sono novitā da non sottovalutare, come i Muriel".
Domanda che facciamo a tutti i musicisti/produttori che intervistiamo: il futuro della musica č sul Web o nei talent show?
"Senz'altro sul Web. I talent show come Amici e X-Factor sono il colpo di coda di una discografia destinata a scomparire. Creano interpreti, belle voci "palestrate" per misurarsi con brani celebri. Qui in Italia quella dell'interprete č una "malattia" che ci portiamo addosso da molto tempo, e questo aspetto ha in parte limitato la cura dei nuovi talenti con capacitā d'autore. Ma anche qui ci sono le debite differenze: una cosa č un grande interprete come Johnny Dorelli, ad esempio. Un'altra č spacciare per grande interprete uno come Marco Mengoni".
Si riparte dalla Rete, insomma.
"Sė, ma senza l'illusione che possa risolvere tutti i problemi dei giovani musicisti. Il problema della musica sul Web č che la ricchezza dell'offerta non sempre va di passo con la qualitā. C'č un sacco di roba e nessun filtro. Dunque torniamo all'essenziale: avere la massima cura del proprio progetto musicale, dalla grafica alla stesura dei brani, dal live fino alla promozione. Un musicista non puō pių farsi gli sconti, se vuole costruirsi il suo pubblico".
03 agosto 2010