Meno male che c'è Carla Bruni, se no l'unico tormentone radiofonico del momento sarebbe il brano di Valerio Scanu sul far l'amore in tutti i modi, in tutti i laghi e così via. Invece
Meno male. Che è il brano che
Simone Cristicchi ha portato sul palco del Festival di Sanremo, un azzeccato ritratto dell'Italia superficiale, imbecille e provinciale degli anni zero. Quella che mentre si specchia nelle sue discusse rappresentanti mediatiche all'estero, sente crescere sotto i piedi una tensione sociale sempre più inquietante. Nel frattempo questa Italia della crisi la si ritrova, con ironia, anche in
Grand Hotel Cristicchi, nuovo album del cantautore con il quale abbiamo parlato.
Simone, Meno male è stata scritta a quattro mani con Frankie Hi-Nrg. Come è nata la vostra collaborazione?
"Durante il Festival del 2008 ci siamo conosciuti nella serata dedicata ai duetti musicali. Poi sono stato suo ospite in tour e abbiamo cantato assieme proprio Meno male in Piazza del Popolo nella recente manifestazione contro il decreto salva-liste promulgato dal Pdl. La stima fra noi è in crescita costante e sono sicuro che io e Frankie troveremo ancora il modo di lavorare assieme".
E' cosciente di aver fatto imbizzarrire la prèmiere dame francese con la sua canzone?
"Se così fosse la cosa mi divertirebbe molto. Ma la spiegazione ufficiale data da Carla Bruni per aver disertato Sanremo è stata il sopraggiungere di un altro impegno, non essersi risentita per la mia canzone. Questa è la realtà ufficiale".
Il brano in radio sta andando alla grande.
"Infatti sono un po' preoccupato. Il rischo è di essere considerato un cantante da successo stagionale e niente più, come già accadde ai tempi di Vorrei cantare come Biagio. Nel mio album c'è molto di più".
Ad esempio?
"In Meteora si parla dei divi da talent show, cresciuto nell'illusorietà che una stagione di visibilità televisiva ti renda una star musicale per sempre. O ancora, in Tombino, dove si torna a parlare di precarietà".
Un tema che compare spesso nelle sue canzoni.
"E' uno dei segni distintivi dell'Italia di questi anni. Io ironizzo molto, ma ascoltare e vivere storie di disoccupazione, di lavoretti a progetto, di ragazzi che hanno studiato per anni tra università e master per poi finire nei call center, è davvero doloroso. Con queste basi come fai a progettare il futuro, a volere un figlio? Io ho svolto un sacco di lavoretti orrendi prima di svoltare con la musica, so bene di cosa parlo. E vivo questa situazione in prima persona: sono fidanzato con una ragazza laureata che si sbatte per avere un lavoro, e non ci riesce".
L'ironia usata per sezionare il Belpaese nelle sue contraddizioni. Una cifra espressiva di Giorgio Gaber. Si sente un suo erede?
"La distanza fra me e lui è ovviamente abissale, però è da sempre un mio punto di riferimento. Il teatro sociale in musica mi interessa moltissimo. Guardo anche agli ottimi esempi di Marco Paolini o di Ascanio Celestini che con i loro spettacoli raccontano l'Italia del passato recente e della guerra, tenendo viva la memoria di cui abbiamo bisogno per non distruggere del tutto il nostro senso civico".
Del tour in partenza cosa ci può dire?
"Avrà una doppia veste. Sarò nei teatri accompagnato da pianoforte e archi, proponendo i miei brani con arrangiamenti inediti. Poi arriverà l'estate e suonerò all'aperto con una vera band, la stessa che suona tutti i pezzi di Grand Hotel Cristicchi".
17 marzo 2010