Francesco Fioretti e la copertina del suo libro Francesco Fioretti e la copertina del suo libro 
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Nella Roma torbida del Seicento un inedito Caravaggio va a caccia di assassini

di Andrea Curreli
Il thriller storico si conferma una carta vincente anche per l'estate del 2012. Tra i protagonisti di questo genere c'è sicuramente il professor Francesco Fioretti che, dopo aver scalato le classifiche del 2011 con Il libro segreto di Dante, abbandona l'Alighieri per chiamare in causa un'altro celebre italiano: Michelangelo Merisi da Caravaggio, più comunemente noto come il Caravaggio. Nel romanzo Il quadro segreto di Caravaggio (Newton Compton Editori, 2012), il celebre pittore rimane invischiato in una serie di torbidi omicidi all'interno di quella Roma popolare formata da poveracci e prostitute che lui ama utilizzare come soggetti per le sue opere. Questo strano detective del Seicento arriva molto vicino alla verità, ma l'accusa di omicidio lo costringe a fuggire da Roma. Fioretti narra questa avventura dando voce al Caravaggio che racconta in prima persona le vicende che lo vedono coinvolto. Tutti i capitoli poi si aprono con le immagini delle celebri opere dell'artista: da La deposizione di Cristo nel sepolcro fino alla Cena in Emmaus. Il dantista presenta a Tiscali Notizie il suo secondo romanzo. 
Perché ha scelto come protagonista del suo nuovo thriller Michelangelo Merisi più comunemente noto come il Caravaggio?
"Mi interessa da quando vivo in Germania e devo rispondere spesso a domande sul 'genio' italiano e sulla crisi. Mi affascina la storia dei nostri grandi artisti in epoche di crisi del passato, dei 'marchi' italiani, se mi passa l’espressione, che resistono al trascorrere dei secoli. Dante e Caravaggio sono personaggi che hanno avuto una vita difficile, e mi interessa raccontare queste storie, in questo nostro tempo che si prospetta di nuovo arduo da affrontare. Mi infondono speranza e mi auguro che lo stesso effetto provochino nei lettori. Vita difficile, sfide apparentemente insormontabili in società ai tempi della crisi che si chiudono, che si 'rifeudalizzano', che difendono vecchi privilegi delle caste di turno, sclerotizzandosi. Ma valeva la pena essere Dante al tempo di Dante, Caravaggio al tempo di Caravaggio. È questo che ho raccontato nei miei primi due romanzi".
Ha trasformato un pittore dall'animo irrequieto in un investigatore, c'è del vero alla base della finzione letteraria?
"Mi baso su vecchi aneddoti a proposito della Morte della Vergine circolanti già in vita dell’autore, o immediatamente dopo la sua scomparsa, e su alcuni “indizi visivi” tratti dalle sue opere. La storia narrata ovviamente non è vera, ma perfettamente verosimile sulla base dei documenti in nostro possesso. Ci sono curiosi personaggi sullo sfondo del quadro (tra cui un noto autoritratto) che non si lasciano facilmente interpretare. Su di essi ho costruito il mio thriller".
Lei descrive una Roma torbida dove omicidi e potere si mescolano. Sono passati diversi secoli, ma la storia sembra ripetersi. E' così?
"Mi verrebbe da dire che il presente è la prosecuzione del passato con altri mezzi. Le situazioni si ripetono perché l’anima umana muta poco. I moventi dell’agire sono sempre gli stessi: ambizioni, invidie, risentimenti, avidità da una parte, intelligenza, curiosità, amore, aspirazione alla salvezza dall’altra. E il confine non separa noi e gli altri, ma attraversa tutti".
Ogni capitolo è preceduto dalla foto di un'opera di Caravaggio: in che modo il riferimento artistico si riversa sul suo romanzo-storico?
"In vari modi. Da una parte c’è il tentativo di capire a fondo la 'poetica' del grande artista, di afferrare il senso del suo lavoro sulle tecniche espressive per dar forma nella maniera più autentica alla profondità della sua visione. Dall’altra invece ci sono gli 'indizi visivi' su cui si basa la storia raccontata. Ma le due modalità il più delle volte si intersecano, e confluiscono in un’unica narrazione, che si salda alla fine, almeno spero, in una conclusione che dovrebbe dar senso a entrambe le prospettive".
Ha avuto un clamoroso successo con Dante, ora utilizza Caravaggio. Quale altro personaggio storico intende utilizzare in futuro?
"Mettiamo pure da parte il verbo 'utilizzare'. Non mi sento un 'utilizzatore'. Racconto cose che mi interessano: la quotidianità del genio, il punto di saldatura tra biografia e grandezza. Umanizzo il genio monumentalizzato o, al contrario, santifico il quotidiano. Dante e Caravaggio in questo sono maestri, io non ho inventato proprio nulla. In futuro non so. Non ho ancora avuto il tempo di decidere sulle spalle di quale altro gigante sedermi ad osservare il panorama".

 
05 luglio 2012
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