Errico Buonanno e il suo libro Errico Buonanno e il suo libro 
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"L'eternità stanca": come è duro provare ad essere un credente

di Cristiano Sanna
Ironia a pacchi, scrittura asciutta e affilata e quel retrogusto amarognolo che sono i segni di stile di Errico Buonanno. Lo scrittore e autore radiofonico ha finito per trasformare in romanzo quello che era nato come possibile saggio sulla ricerca della fede, scritto dal punto di vista di un agnostico. Un pellegrinaggio tra i vari rivoli delle fedi organizzate in una Roma che conserva tutto il suo cinismo e non rinuncia all'opulenza distratta che da sempre la caratterizza. In L'eternità stanca (Laterza), Buonanno fa il reportage dei suoi itinerari di aspirante credente che le tappe se le è fatte praticamente tutte: dai faccia a faccia con i sacerdoti cattolici al giro turistico a Scientology, dagli Hare Krishna fino ai neopagani, senza dimenticare gli atei-razionalisti. Qual è il risultato di tanto vagare? Un po' lo anticipiamo nella chiacchierata con l'autore.
Errico, chiariamo subito. Ciò che si legge nel libro è il risultato di esperienze altrui da lei raccolte oppure il materiale è tutto autobiografico?
"Viene tutto dalla mia esperienza diretta. Compresi i dialoghi con mia moglie tra un confronto e l'altro con gli esponenti delle varie fedi. Non ho alcuna pretesa di aver compilato un libro esaustivo, è semplicemente il mio diario, come se avessi scritto una guida Lonely Planet delle varie forme di religiosità per come le ho percepite e vissute io".
Libro molto divertente ma con un fondo di amarezza micidiale, vedi l'episodio della sfilata degli Hare Krishna tra le balconate spernacchianti di Roma.  In generale, ne vien fuori il ritratto di un'umanità sfinita dalla propria volontà di credere o non credere, ma all'ombra di istituzioni (la Chiesa e lo Stato laico) talmente grandi da schiacciare le necessità individuali.
"E' che io resto un pessimista cosmico, per me la vita non ha alcun senso preciso, ho un sacco di dubbi sul funzionamento dell'universo mondo, credo che siamo destinati al nulla e che per tirare avanti creiamo delle scatole, dei contenitori di ideali, in cui proiettiamo le nostre speranze e aspirazioni. Questo da senso alle nostre giornate. Va da sé, con un approccio come questo, che il vero sconfitto al termine del libro sia io, che non riesco a trovare spiegazioni migliori al nostro vivere rispetto a quelle proposte dai vari esponenti religiosi, per quanto l'illustrazione del loro punto di vista possa far ridere".
In questi tempi di ateo-razionalismo molto trendy, colpisce il suo ritratto impietoso dell'Uaar, della crociata per lo sbattezzo dei fedeli e del bisogno di essere "contro". Direi che tratta gli atei quasi peggio degli adepti di Scientology, pure loro ritratti senza fare sconti.
"Chiariamo subito una cosa: io credo che la cosa più interessante e intelligente che possa fare qualsiasi credente sia battersi perché la laicità sia un valore riconosciuto, condivisibile e che garantisca il dialogo a più livelli. Io resto un agnostico. Ma mi fa sorridere quando l'ateismo diventa una specie di integralismo al contrario, un'altra forma di religione altrettanto infastidita di fronte al dubbio o al dissenso. Il ritratto che faccio io dell'Uaar è quello di una piccola associazione in disperata lotta contro un colosso. Conosco atei che vivono una sorta di eterna jihad anticlericale che non condivido per niente. Altra cosa sono le singole battaglie laiche, quelle si da portare avanti senza dogmatismi. Poi non posso accettare che un ateo-razionalista accenni ai vangeli apocrifi per screditare quelli approvati dalla Chiesa, come mi è pure capitato".
In un passo di L'eternità stanca si accenna al valore fondamentale della fiducia piuttosto che della fede. Ma la fede, "sicura aspettazione di cose sperate" come la definisce nella Bibbia l'apostolo Paolo, non dovrebbe essere la forma di fiducia più bella da coltivare?
"Dare una risposta netta su una questione così profonda non è facile. Secondo me la fede non può non essere cieca, se uno trova la narrazione in cui gettarsi a capofitto, allora persegue una certezza assoluta. Nel mio vocabolario, fiducia significa la capacità di affrontare la vita passo passo, il cambiamento di una storia d'amore, la crisi del lavoro e altre eventualità senza perdere la speranza, l'apertura verso quanto di buono la vita ci potrà dare. Credo che questo concetto in realtà sia sempre contenuto anche nell'insegnamento di Gesù Cristo. Ma è che non posso avere cieca fede in una persona che, con tutte le limitazioni che ho pure io, mi venga a spiegare esattamente come sia l'aldilà".
13 luglio 2012
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