"Any Day Now", il diario-bibbia del "glammer" David Bowie
di Andrea Curreli
"It's a god-awful small affair". E' una piccola situazione spiacevole. Inizia così la poesia in musica intitolata Life on Mars? e firmata da David Bowie in un lontano 1973. Di situazioni spiacevoli l'eclettico artista londinese ne ha vissute tante, non sempre piccole e spesso mal bilanciate dal suo successo personale. A partire da quel pugno ricevuto dal suo amico d'infanzia George Underwood che gli procurò l'anisocoria - con la pupilla dell'occhio sinistro molto più dilatata rispetto al destro - per giungere sino alla morte del fratellastro Terry nel 1985. Ma la storia di Bowie, nome scelto dal potente manager Kenneth "Ken" Pitt al posto del più banale ma vero David Robert Jones, è soprattutto una storia di musica.
Un diario fedele per raccontare il primo Bowie - Una carriera iniziata con un sax in mano insieme alla band The Konrads, proseguita come vocalist nei Davy Jones and the King Bees, dei Manish Boys e dei Lower Third. I suoi 45giri non vendono, ma il suo destino muta rapidamente il 15 settembre del 1965 dopo l'incontro con Ken Pitt e dopo il celebre cambio di nome. Il 21 dello stesso mese al "100 Club" di Londra si esibiscono i David Bowie and The Lower Third. E' l'inizio di un mito che passerà attraverso i decenni senza subire crisi e spesso anticipando mode e tendenze. Questo cammino è riassunto nel libro-diario
David Bowie, Any Day Now (Arcana edizioni 2010) scritto da Kevin Cann, giornalista ma soprattutto assistente del cantante negli anni Novanta.
Dal Modernismo all'estetica glam - Definire questo libro come la Bibbia che deve stare sul comodino di ogni adortaore del Duca Bianco forse è un po' azzardato ma rende merito al lavoro da certosino svolto da Cann. Un diario di oltre 330 pagine, pieno di notizie, curiosità e numerosissime foto che ricostruisce nel dettaglio la vita e la carriera del cantante britannico dal 1947, l'anno della sua nascita, fino al 1974 con l'uscita dell'album Diamond Dogs. Tra cambi di look repentini e capelli che si allungano e si gonfiano per testimoniare le mutazioni genetiche di Bowie passato dalla fase Mod a quella hippie, dalla fascinazione per i voli spaziali del suo Major Tom fino al celebre taglio il taglio glam-trash esibito per cantare sulle note di Rebel Rebel: "Tua madre è in confusione, non è sicura se sei un ragazzo o una ragazza".
Le passioni del Duca Bianco - I cambi di David testimoniano la sua innata curiosità artistica. Nel 1967 viene folgorato dall'incontro con il ballerino e mimo bohémien Lindsay Kemp che permette al cantante di armeggiare con la recitazione e la sceneggiatura nella realizzazione del musical e spettacolo sperimentale Pierrot in Turquoise. Il titolo con il riferimento al turchese come colore di eternità tradisce l'avvicinamento al Buddhismo. Torquoise è anche il nome del trio che David fonda insieme alla ballerina Hermione Farthingale, del quale si innamora, e del chitarrista Tony Hill. La sperimentazione del Bowie "Pierrot" si interrompe nel 1969 con l'addio alla bella Hermione e il ritorno alla musica nei panni virtuali di Major Tom e quel capolavoro che risponde al nome di Space Oddity, espressamente ispirato dal film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Questo è anche l'anno della relazione poligamica con la bisessuale Angela Barnett, da cui nel 1971 ha il suo unico figlio, Zowie.
Nasce Ziggy Stardust, Bowie è una stella - L'ascesa del cantante diviene inarrestabile nonostante l'addio al papà Ken Pitt. Basta leggere i titoloi dei suoi album dei primi anni Settanta per comprendere la vastità del fenomeno Bowie: The Man Who Sold the World, Hunky Dory ma soprattutto The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars. Nel 1972 "a star is born" ovvero "è nata una stella" come titolano i media britannici riferendosi a quel cantante con la chioma rosso fuoco. Ziggy Stardust risente di un altro capolavoro di Kubrick, Arancia Meccanica, e dell'incontro negli Usa con Iggy Pop. L'ombra di Ziggy si allunga sino all'album Aladdin Sane del 1973. Dopo un primo e unico disco di cover dal titolo Pin Ups, germoglia la seconda fase del primo Bowie. Il cantante sorprende ancora tutti ispirandosi al 1984 di George Orwell e si trasforma in un inquietante freak del circo, mezzo uomo e mezzo-cane, nella copertina dipinta da Guy Peellaert.
04 gennaio 2012
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