Marco Travaglio e la copertina del suo libro Marco Travaglio e la copertina del suo libro 
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Travaglio svela la privatizzazione della democrazia con le leggi "Ad personam"

di Cristiano Sanna
Due giorni fa con il doppio voto di fiducia imposto dal governo e il via libera del Senato, la legge sul legittimo impedimento è diventata il ventesimo provvedimento personalizzato della Seconda Repubblica, laddove la persona direttamente interessata è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Già nella prefazione al suo libro Ad personam (edito da Chiarelettere) Marco Travaglio la dava per fatta, come poi è stato. E' solo il più recente caso di quell'ondata di leggi cucite su misura addosso ai politici di casa nostra che nel complesso sono diventate (in attesa di riforme della legge madre dello Stato a lungo annunciate e francamente inquietanti) Costituzione materiale o, come dice Daniele Luttazzi, "sistema". In Ad personam Travaglio spiega e commenta tutti i casi di legislazione personalizzata, a difesa di interessi privati o di potenti lobby, indagando la grande anomalia del nostro Paese, diventata normalità grazie anche a un tessuto sociale che sta perdendo progressivamente la capacità di indignarsi. Sia scritto chiaramente: non è un libro solo contro il centrodestra brutto e cattivo di Berlusconi, ma fa il contropelo all'intera classe politica, mostrando nei dettagli quello che Travaglio definisce il "mostruoso amplesso fra un centrodestra illegalitario e un centrosinistra rinunciatario".
Marco, in Ad personam lei documenta come nel 1973 il pretore di Genova avesse scoperto che la legislazione fiscale in materia di petroli veniva scritta dall'Unione petrolifera italiana, la stessa che prestava i suoi uomini e dava sostanziosi finanziamenti al governo. E' in quello scandalo l'origine dell'uso fuorilegge che si fa in Italia degli strumenti legislativi?
"Dico: magari. Quel fatto, seppure indicativo di una prassi tipicamente italiana, vede ancora una separazione tra chi faceva la norma e chi, esterno al Parlamento, se la comprava. Più o meno la stessa cosa fece Bettino Craxi nel 1984, quando neutralizzò l'ordinanza dei pretori contro le tv di Berlusconi e questi restituì il favore bloccando i piani di De Benedetti per la Sme. Oggi siamo ad un altro scenario: quella separazione non esiste più. Berlusconi ne è la personificazione".
C'è stato un momento, in tutti questi anni, in cui si è avuta l'occasione di frenare la deriva e la si è sprecata?
"Ma certamente, è qui che entrano in ballo le responsabilità dei governi di centrosinistra che non hanno mai fatto la legge sul conflitto di interessi. Provvedimenti antitrust avrebbero dato una regolata generale e tolto le televisioni a Silvio Berlusconi, senza le quali è politicamente morto. Nel 2006 un'altra occasione persa: sempre il centrosinistra aveva promesso di distruggere le leggi fatte da Berlusconi e i suoi, invece non solo non l'hanno fatto ma hanno aggiunto l'indulto, la distruzione del dossier Telecom e l'imposizione del segreto di Stato sul sequestro Abu Omar. In questo senso il mio è un libro programmaticamente bipartisan".
Lei fa una sorta di distinzione tra leggi ad personas, cioè a favore di una pluralità, varate dal centrosinistra, e quelle dell'attuale maggioranza al governo che legifera a favore di Berlusconi.
"Questi sono i fatti. Il premier è molto più egoista, non ha proprio tempo di occuparsi degli interessi di tutta la casta. Ha cose urgenti da sistemare che lo riguardano nello spefico, e pensa ai fatti suoi".
Una parte del libro è dedicata allo sfascio della Giustizia a suon di finte riforme, situazione che "ruba 2,2 miliardi di euro all'anno" ai cittadini.
"E' come una tassa occulta che pesa sulla gente comune, tra le lungaggini processuale e il peso della corruzione".
Nella prefazione del libro colpisce il riferimento a Cavour (questo è l'anno del 150° anniversario della Repubblica) che ricevette in regalo una trota pescata in acque di proprietà dello Stato e si sentì in dovere di rifiutare. Eppure il conte, tra i padri della patria, muoveva a sua volta gruppi di interesse che avevano come riferimento anche la massoneria. Insomma, per dirla con Guicciardini, possibile che interesse particulare e pubblico non si riescano più a fondere nell'operato dei politici?
"All'epoca di Cavour la massoneria era un cenacolo di intellettuali di formazione illuministica, non certo il potente para-Stato di oggi, che con le sue raccomandazioni condiziona l'operato delle istituzioni. E d'altra parte nessuno sostiene che un politico debba essere un'anima pia e un idealista puro. Il problema è che tra i due estremi oggi non esiste niente, c'è un tragico vuoto che si fa tumore della società civile".
A proposito di società civile: il senso di impotenza della gente comune viene anche dal risultato di tante gazzarre a mezzo stampa e dei talk show politici dove ci si rinfaccia a vicenda di non aver preso i provvedimenti per evitare lo sfascio. Quando le luci di scena si spengono, però, si ha la sensazione che nessuno voglia trovare la soluzione all'illegalità sempre più diffusa. Da dove ripartire?
"Non certo dall'ennesima riscrittura delle regole mascherata da riforma e che invece accontenta pochi eletti, o uno solo. Ma dal farle rispettare, le regole. Io sono contro le riforme e anzi, penso che la cosa più urgente sarebbe distruggere tutte le leggi venute fuori negli ultimi vent'anni. Buone solo a rendere l'intero scenario sempre più ambiguo. Se mettessimo da parte le oltre 200 leggi emanate dopo Tangentopoli oggi i processi durerebbero la metà del tempo. E questo chi ha inventato il provvedimento del processo breve lo sa bene".
A questo proposito: è d'accordo con chi dice che le cose sono peggiorate dopo la "rivoluzione fallita" di Tangentopoli?
"Per niente. Tangentopoli non è stata né una rivoluzione né un fallimento. E' stata un'indagine giudiziaria che ha prodotto risultati eccellenti perché ha fatto condannare 1300 colletti bianchi. Ma da un'inchiesta non ci si deve aspettare di stroncare l'intero fenomeno della corruzione, l'inchiesta serve per punire i colpevoli".
Ma un evento come quello avrebbe dovuto scuotere la coscienza del Paese. Invece?
"Invece è stato mandato a governare un premier che, in tempi di crisi nera, di piccole e medie aziende che crollano, di disoccupazione galoppante, sequestra il Parlamento per i problemi suoi. Ignorando quelli della gente comune".
Che idea si è fatto del caos attorno alle liste per le elezioni regionali, con conseguente corollario di sentenze d'appello e controsentenze dei Tar? Davvero la presa di Berlusconi sui suoi uomini si sta allentando?
"Tutt'altro. Quanto accaduto per le liste elettorali dimostra che a furia di mandar via le persone intelligenti per circondarsi di servi sciocchi anche un partito-prodotto tv come il Pdl diventi un'insieme di cialtroni. E questo non lo dicono solo gli invidiosi di sinistra, ma, sempre più spesso, anche quotidiani come Libero e Il Giornale, prima che arrivi il contrordine di regime che li riporta a prendersela con i giudici persecutori di innocenti".
Il Popolo viola è la nuova speranza della sinistra in Italia?
"Il centrosinistra non esiste. Per questo il Popolo viola è una speranza in assoluto, per l'Italia intera, sperando che regga e che non venga scoraggiato dall'opposizione. Così come mi schiero a favore di Di Pietro: altro che giustizialismo, meno male che c'è lui, tieniamocelo stretto".
12 marzo 2010
 
 
 
  
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Attori: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro
Genere: Commedia

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