Con il suono delle dita si combatte una battaglia. Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia quel che penso della vita. L'introduzione per voce e piano di
Gioia e rivoluzione, uno dei brani più amati e conosciuti degli Area, è un salto indietro nel tempo. Fino agli anni del Movimento, del Settantasette, di un sogno ribelle che dalle coloriture psichedeliche del decennio precedente cominciava a prendere le tinte scure del piombo e dell'eroina. La tensione sociale e l'arretratezza culturale italiana, rispetto a quanto avveniva all'estero, erano già drammaticamente evidenti. Ma in quel contesto di grande tensione sociale e di frustrazione giovanile c'era chi teneva le antenne ben puntate sui fermenti creativi, sulla controinformazione, sulla musica vissuta in modo impegnato e romantico come un vero linguaggio. Lontano dal semplice intrattenimento. Un percorso sonoro di ricerca sull'essere umano nella sua interezza. A partire dalle corde vocali prodigiose di Demetrio Stratos (morto di anemia aplastica nel 1979, a soli 34 anni) che dagli Area fino alla collaborazione con John Cage, Andy Warhol e Merce Cunningham, sviluppò come pochissimi altri le possibilità espressive della voce.
Antonio Oleari ha ricostruito questo percorso, mescolando notizie di quegli anni e testimonianze di chi li ha vissuti. Il suo libro si intitola
Demetrio Stratos - Gioia e rivoluzione di una voce, edito da
Aereostella.
Antonio, la figura di Demetrio Stratos è incastonata in un preciso contesto culturale. Fatta la tara alle ideologie in voga negli anni Settanta che cosa ci riguarda, di lui, oggi?
"Stratos era avanti di qualche decennio rispetto ai tempi in cui viveva. Tutta la sua figura di cantante, musicista, ricercatore era immersa nell'usare i suoni per comunicare in modo profondo. Oltre le etichette del marketing, oltre le mode sonore, oltre anche certe limitazioni del politichese. Demetrio vibrava in modo potente, mostrava nuove possibilità di comunicazione e per questo la sua vibrazione arriva fino ai nostri giorni".
Un artista non per tutti. Musica che sfidava all'ascolto, quella degli Area.
"Vero, però aveva un'entusiasmo e una fisicità che abbatteva le barriere tra musicista e ascoltatore. Ricordo, un episodio per tutti, il concerto al Parco Lambro nel 1976, quando i cavi collegati al sintetizzatore degli Area furono fatti arrivare fino alla gente, in modo che l'elettromagnetismo dei corpi facesse letteralmente risuonare lo strumento elettrificato. Così come è giusto ricordare che dopo anni di incisioni sperimentali legate all'uso della voce, poco prima di morire prematuramente Demetrio Stratos era impegnato in una tournée in cui riproponeva i classici del rock and roll, da Chuck Berry a Little Richards. Questo per dire che lui e gli altri Area erano tutt'altro che snob".
La vicenda artistica degli Area e di Demetrio Stratos trova condizioni ideali per manifestarsi nell'etichetta Cramps di Gianni Sassi. Questo conferma che per dare il meglio i musicisti hanno bisogno di figure lungimiranti a cui appoggiarsi?
"In parte sì. Sassi era grafico, discografico, imprenditore, agitatore culturale. Le sue provocazioni andavano di pari passo con quelle del gruppo. Ma è anche vero che gli Area collaboravano con alcune università e scuole di musica. Lo facevano perché la ricerca per loro era fondamentale, e anche per pagarsi i conti, dato che allora come oggi era difficilissimo vivere di soli dischi e concerti nel nostro Paese. Demetrio, poi, era il leader che difendeva il gruppo, rispondeva per le rime alle castronerie dei critici musicali superficiali, catturava l'attenzione della gente".
Di recente gli Afterhours hanno reinterpretato Gioia e rivoluzione nel film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza, sul Settantasette. E hanno presentato un campionamento della musica italiana nell'album antologico Il Paese è reale. Segni di continuità con quanto fatto dagli Area e dalla Cramps?
"Voglio proprio sperare che sia così. Manuel Agnelli è un devoto fan di Demetrio Stratos e come produttore ha scoperto talenti che altrimenti non avrebbero mai visto la luce. Come fece le Cramps con Finardi, ad esempio. Questo dimostra come la vibrazione emessa trent'anni fa da Demetrio Stratos sia ancora potentissima e arrivi fino a noi, nonostante il diverso clima culturale in cui viviamo".
09 marzo 2010