Stefan Aust e la copertina del libro Stefan Aust e la copertina del libro 
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"Noi siamo il proiettile", comunismo e lotta armata nel segno della RAF

di Andrea Curreli
Il loro motto era "Noi siamo il proiettile" e il loro simbolo era un mitra stilizzato sullo sfondo di una stella a cinque punte rossa. Quel "noi" stava a rappresentare la Rote Armee Fraktion, formazione terroristica di estrema sinistra che ha insanguinato la Germania occidentale negli anni Settanta. Le vicende della RAF sono tornate di attualità con l’uscita nelle sale del film La Banda Baader-Meinhof, trasposizione cinematografica del libro Rote Armee Fraktion. Il caso Baader-Meinhof  (Il Saggiatore, 2009) del giornalista tedesco Stefan Aust . Il volume con le sue cinquecento pagine offre ovviamente un quadro più ampio e approfondito sulle imprese del gruppo che aveva in Andreas Baader l’uomo d’azione e leader indiscusso e in Ulrike Meinhoff la guida intellettuale. Al loro fianco tanti giovani formatisi nella contestazione studentesca degli anni Sessanta e un sostegno costante dei servizi della Germania dell’Est.
Contestazione e ribellione - Il tessuto sociale nel quale emergono le forze di estrema sinistra che poi confluiranno nella lotta armata non è differente da quello di altri Paesi dell’Europa occidentale. A metà degli anni Sessanta c’è un conflitto generazionale che passa attraverso il movimento studentesco. Molti giovani tedeschi erano convinti che il nazionalsocialismo in realtà avesse mutato faccia incarnandosi in quella dello stato di polizia borghese. Gudrun Ensslin, una dei militanti della RAF, ribadirà più volte questo concetto. Dopo gli scontri con la polizia che portarono alla morte del giovane studente Benno Ohnesorg nel giugno 1967, la militante è decisa: "Questo stato fascista vuole ammazzarci tutti. Alla violenza si può rispondere solo con la violenza. Questa è la generazione di Auschwitz, con loro non si può ragionare". In un’altra occasione sempre la Ensslin attacca il sistema: "Questa schizofrenia borghese di fare in continuazione quel che non si pensa è arrivata a un punto tale per cui si crede di volere una società democratica e contemporaneamente se ne cementa una fascista". Questo concetto di una nuova lotta di resistenza da portare avanti attraverso la lotta armata sarà una costante della RAF, ma come spiega Aust fu proprio questo il primo di tanti errori. "Era difficile considerare la Germania federale uno stato di polizia fascista – scrive l’autore -. La Rft era uno stato costituzionale che funzionava ragionevolmente bene, ma la Raf voleva costringerlo a mostrare il suo 'vero volto fascista' abilmente nascosto. Come ora sappiamo fu un errore fatale".
Pensiero e azione - La Raf si forma ufficialmente il 14 maggio 1970 quando Andreas Baader viene aiutato da Ulrike Meinhof a evadere di prigione. Le due figure sono agli opposti ma condividono l’idea di una rivoluzione per il comunismo. Baader è un piccolo delinquente con la passione per l’azione politica ma è anche un leader carismatico che riesce in breve tempo a reclutare tanti giovani ribelli o disadattati. Meinhof invece è una giornalista molto apprezzata e un riferimento costante per l’estrema sinistra tedesca che esaurita la fiducia nei partiti tradizionali si rivolge verso l’ala più radicale. "Se nell’attività politica e di pubblicista era sempre apparsa coraggiosa, nei rapporti con gli altri Ulrike tendeva alla sottomissione, al compromesso e alla autoumiliazione. La sua influenza all’interno del gruppo era scarsa, molto inferiore a quanto il nome banda Baader-Meinhof farebbe pensare", scrive Stefan Aust.
Dalle fiamme al piombo fino al suicidio - Le prime azioni del gruppo sono gli incendi dolosi che portano ai primi arresti, alla latitanza di Baader e alla fuga in Giordania. La clandestinità impone al gruppo la ricerca di denaro. "L'organizzazione della vita quotidiana nel 'sottosuolo' finì per eclissare progressivamente ogni discussione politica", scrive Aust. Dal 1970 i terroristi si preparano per la guerriglia urbana, ma nel 1972 prima Baader e poi Meinhof vengono arrestati. Il 9 maggio 1976 la donna viene trovata impiccata alla finestra della sua cella. La RAF cerca di liberare Baader rapendo nel 1977 il presidente degli industriali tedeschi Hanns-Martin Schleyer e poi dirottando con l'aiuto dei palestinesi il Boeing 737 della Lufthansa in Somalia. Schleyer sarà ucciso mentre il dirottamento fallirà dopo l'intervento della squadra antiterrorismo. Il 18 ottobre 1977, nel carcere di Stammheim, Baader e Gudrun Ensslin si suicidano. La RAF decapitata continuerà la sua attività ufficialmente fino al 20 aprile del 1998 quando con un comunicato inviato alla Reuters di Colonia annuncerà di aver deposto le armi abbandonando la via della "guerriglia urbana".
Il coinvolgimento di Stefan Aust - Il giornalista che ha scritto il libro, Stefan Aust, è stato direttamente coinvolto nelle vicende della RAF. Ha conosciuto diversi terroristi quando ancora erano semplici giornalisti o avvocati di sinistra e ha seguito gli sviluppi della loro attività fino allo scioglimento del gruppo. Ha scritto il libro per tre volte, la prima nel 1985. Amico dell’editore Klaus Rainer Rohl, marito di Ulrike Meinhoff, aiutò a riportare in Germania le due figlie della coppia destinate per volontà della terrorista a un campo di addestramento per combattenti palestinesi. Nonostante il coinvolgimento Aust ha ribadito in più occasioni che il suo testo non "è un atto d'accusa, né l'arringa di un difensore".
 
09 febbraio 2010
 
 
  
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Genere: Commedia

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