E' stato il più grande partito comunista del mondo Occidentale, ha rappresentato per cinquant'anni l'opposizione costante alla Democrazia cristiana senza conquistare mai il governo, ha avuto dei grandi leader come Togliatti o Berlinguer che hanno caratterizzato la scena politica italiana in periodi diversi e ha fatto perdere il sonno al politico statunitense Kissinger che negli anni Settanta annotava con preoccupazione come un italiano su tre votasse comunista. Tutto questo era il Pci, un movimento politico analizzato dal giornalista Francesco Cundari nel suo
Comunisti immaginari (Edizioni Vallecchi, 2009). Seguendo lo schema dei precedenti testi di Luciano Lanna e Filippo Rossi
Fascisti immaginari e di Marco Damilano
Democristiani immaginari, il giovane direttore di Red Tv ha raccontato la storia del Pci attraverso tanti significativi episodi premettendo che "scrivere un libro in questo modo, con tanti aneddoti, genera un effetto ottico distorcente".
Lei dedica un capitolo al tema della rivoluzione. Il Pci è nato rivoluzionario, ma la rivoluzione l'ha abbandonata molto presto nonostante non sia mai riuscito a formare un governo.
"Il tema della rivoluzione è una costante del Pci ma negli anni Venti e Trenta il partito e i suoi dirigenti si pongono come un'avanguardia e attendono la rivoluzione per prendere il potere, successivamente c'è un partito che accetta la lotta politica all'interno di un contesto democratico e che si pone come strenuo difensore della Costituzione. Anche nella seconda fase rimangono delle posizioni rivoluzionarie, ma sono settarie".
Lo stesso atteggiamento che si ebbe anche con il Guevarismo nonostante il Che fosse l'idolo della contestazione giovanile del '68
"Pietro Secchia, anche grazie all'amicizia con Giangiacomo Feltrinelli, era un sostenitore di Che Guevara, ma la linea togliattiana era diversa. I movimenti che si ponevano a sinistra del Pci in quegli anni erano spesso comunisti delusi da questa linea. Un episodio significativo di questo clima è rappresentato dalla contestazione di Adriano Sofri a Togliatti alla Normale di Pisa del 1964 quando il Migliore raccontò della meraviglia del generale americano MacFarlane nello scoprire che il partito comunista non volesse fare la rivoluzione. Sofri attaccò: 'Ci voleva l'ingenuità di un generale americano per pensare che un partito che si proclamava comunista volesse il comunismo'".
Parliamo ancora di Togliatti, qual è il suo giudizio su "Il Migliore"?
"E' stato il politico che ha condotto la riconversione e la rieducazione di un partito comunista dovendo per questo combattere sia contro la dirigenza sovietica sia contro l'opposizione interna. Ha il merito di aver evitato insieme a De Gasperi la guerra civile attraverso il riconoscimento del ruolo della Dc da parte comunista e ottenendo in cambio che il Pci venisse messo fuorilegge. Questa linea è stata tenuta anche in occasione dell'attentato del 14 luglio 1948 quando invitò i suoi dirigenti a tenere il partito ed evitare che prendessero le armi. A Roma per esempio per impedire che le manifestazioni di protesta degenerassero in scontri armati con la polizia, i dirigenti comunisti si mettevano alla testa dei cortei e guidavano per ore i militanti attraverso lunghi tragitti cercando di evitare gli scontri".
Altro grande leader del Pci: Enrico Berlinguer.
"E' stato un grandissimo leader politico e un leader del movimento comunista internazionale schierato però su posizioni sempre più eterodosse rispetto a quelle di Mosca. Lui e Aldo Moro cercano una via d'uscita dall'empasse in cui si trova la poltica italiana quando all'indomani delle elezioni del 1976 in Italia ci sono sostanzialmente due vincitori: la Dc e il Pci. Questi due partiti ovviamente non possono allearsi per il contesto internazionale e quindi si cerca il compromesso storico, un tentativo che non può andare a buon fine perché non sono d'accordo con questa ipotesi né i sovietici né gli americani. Con il rapimento e l'omicidio di Moro il Pci rimane senza una strategia e decide per una svolta radicale con Berlinguer che sceglie l'isolamento, l'arroccamento e la questione morale".
Una costante del Pci è stata quella di guardare sempre all'Urss come riferimento, secondo lei è stato un limite o un vantaggio?
"I partiti comunisti nascono tutti così perché aderiscono alle 21 condizioni di Lenin che impone ai partiti socialisti di mutare il nome in comunisti. Quello comunista è il partito che viene dal socialismo ma che riconosce la guida e il modello sovietico di Lenin. Dal Dopoguerra in poi il rapporto con Mosca è sempre stato costitutivo del Pci, esattamente come di tutti i partiti comunisti del mondo. Con Berlinguer questo legame diventa sempre più labile, ma finché c'è stata la divisione del mondo in due blocchi questa vicinanza è stata una condizione che ha permesso l'autonomia del Pci, anche dal punto finanziario. Un paradosso perché al tempo stesso limitava moltissimo l'autonomia del partito che doveva sempre confrontarsi con Mosca".
Le discussioni di questi giorni su Bettino Craxi hanno riportato d'attualità i finanziamenti sovietici che permisero al Pci di non entrare nella spirale dei finanziamenti illeciti che invece colpì il Psi. Qual è il suo giudizio?
"Il Pci di Berlinguer volontariamente decide di rescidere quei legami perché nel momento in cui rivendicava la sua autonomia da Mosca evidentemente deve rinunciare ai finanziamenti. Berlinguer fa questa scelta spontaneamente senza che ci fossero delle inchieste. Il libro L'oro di Mosca di Gianni Cervetti mostra come quella del Pci fu una scelta politica chiara".
Si è passati da essere comunisti, a essere "di sinistra" e infine "di centrosinistra" o socialdemocratici. C'è una corsa verso il centro?
"Già il Pci di Togliatti degli anni Quaranta veniva accusato di aver fatto accordi con la Dc e con la Chiesa, il compromesso e il tradimento degli ideali. Io penso che Togliatti abbia fatto bene a non fare la rivoluzione e, molti anni dopo, i Ds abbiano fatto bene a fare il Partito democratico".
Ma se questo approccio c'è sempre stato, perché il Pci aveva un forte ritorno nelle urne mentre il Pd insegue una manciata di voti di Di Pietro o Casini per eleggere un governatore di regione?
"Non vedo questa decadenza. Più o meno i voti del campo di centrosinistra sono sempre quelli e corrispondono a una metà dell'elettorato italiano. Il Pci nel momento di massima espansione è arrivato al 34 per cento, mentre il Pd è arrivato al 33 per cento. Io credo che in Italia un elettorato genericamente moderato di centrodestra e un elettorato genericamente progressista siano in una situazione di relativo equilibrio. L'Italia non è né un paese di destra, né un paese di sinistra".
Il Pci italiano ha vissuto strane anomalie: si è battuto per il divorzio ma relegava la compagna Iotti in soffitta perché Togliatti era sposato, successivamente Pasolini è stato radiato dal partito perché gay con l'Unità che definiva l'omosessualità una “indegnità morale”
"I diritti civili non sono mai stati la bandiera del Pci anche se negli anni Settanta c'è la battaglia per il divorzio e l'aborto. Nel partito degli anni Cinquanta c'erano forti critiche della sinistra laica nei confronti della linea togliattiana. Esisteva infatti un forte atteggiamento bigotto e moralista".
E la radiazione di Pasolini perché omosessuale?
"Nel giudizio sull'omosessualità i membri del Pci non avevano niente da invidiare a bigotti e clericali. Ma bisogna considerare che erano figli del loro tempo, erano in pochi nell'Italia di allora ad avere posizioni più aperte, ma bisogna anche precisare che non erano certo dei modernizzatori".
Lei è direttore di Red Tv quindi è inevitabile la domanda: quel è stato il rapporto tra il Pci e la televisione?
"La battaglia contro la televisione a colori del 1972 non può essere considerata una grande intuizione. Ma, come in tutti i grandi partiti o le grandi comunità politiche, ci sono state anche persone con idee di sinistra che hanno avuto una influenza sulla televisione. Non penso che tra tutti gli errori o i ritardi del Pci, il fatto di non aver capito l'importanza e lo sviluppo della tv in generale e di quella commerciale in particolare, non sia stato il più grave".
05 febbraio 2010