
Stephen Dorff ed Elle Fanning in "Somewhere" di Sofia Coppola
"Somewhere" della Coppola in gara dopo Celestini e "Miral"
di Redazione ed Emanuele Bigi
Un film non film, come lo ha descritto lo stesso regista Ascanio Celestini. La pecora nera, prima pellicola di casa nostra in concorso a Venezia, traspone al cinema la piece teatrale e il libro di Celestini e dà voce a chi vive o è vissuto nei manicomi italiani. Un viaggio, insieme surreale e documentaristico, su una realtà che il regista definisce "molto vicina a quella dei campi di concentramento". Nel cast anche Giorgio Pasotti e Maya Sansa. Oggi in concorso è la volta di Somewhere di Sofia Coppola, con diverse sequenze girate in Italia e comparsate di molti volti noti dalle nostre parti, da Simona Ventura a Laura Chiatti. Ancora in gara Happy Few di Antony Cordier, nella sezione Controcampo italiano si vedrà I baci mai dati di Roberta Torre. Per Fuori concorso ecco Gorbaciof di Stefano Incerti, Pasquale Scimeca presenta Malavoglia nella sezione Orizzonti.
Miral, la storia di Rula - Emoziona ma non convince Miral di Julian Schnabel con una splendida Freida Pinto (The Millionaire) che all’ultimo momento ha dato forfait, “è dovuta partire urgentemente per l’India”, ci hanno riferito in conferenza stampa, peccato, anche a Cannes non si era presentata per il film di Woody Allen You Will Meet a Tall Dark Stranger. Miral è il nome di un fiore selvatico ed è il nome della protagonista che si ritrova a lottare per la libertà del popolo palestinese. Altro retroscena: dietro Miral si nasconde la sceneggiatrice Rula Jebreal, compagna di Schnabel, che nel 2003 aveva scritto un’autobiografia. “È stato doloroso rievocare il passato ma era d’obbligo per poter guardare al futuro”, afferma. Miral cresce in un orfanotrofio dopo il suicidio della madre, ma subito trova una seconda madre, Hind Husseini (Hiam Abbas), la fondatrice dell’orfanotrofio poi diventato anche scuola. “Anche a lei è dedicato questo film, oltre a mio padre che mi ha insegnato la tolleranza e alla mia terra”, una terra ferita da un “conflitto che deve cessare - afferma il regista - ogni volta che muore un bambino, dall’una e dall’altra parte, è una tragedia”.
Schnabel: "Guardare il mondo con altri occhi" - “Quando lavoro a una pellicola devo sentire la responsabilità verso l’argomento – prosegue- per me realizzare questo film è stata un’urgenza. Da ebreo-americano era un modo per guardare un paese da un altro punto di vista”, quello palestinese. Attraverso gli occhi di Miral si procede per tappe, dalla nascita dell’orfanotrofio all’arrivo di Miral, dal suo maore verso un rivoluzionario alla sua partenza per l’Italia. Dal 1947 si giunge al 1993, quando i trattati di Oslo non furono rispettati. Una vicenda tutta al femminile “perché oggi le vittime numero uno dei conflitti insieme ai bambini sono proprio loro – dichiara la giornalista e scrittrice – l’istruzione è la chiave per la libertà di un paese altrimenti si rimane vittime dell’ignoranza”. “Perché nel XXI secolo in Iran si lapida una donna che ha fatto sesso prima del matrimonio? Si chiede Schnabel - Qualcuno invece di stare seduto a un tavolo a bere Perrier dovrebbe fare qualcosa di concreto”.
03 settembre 2010
