
Carlo Mazzacurati
Venezia 2010, otto minuti di applausi per "La passione" di Mazzacurati
di Emanuele Bigi
Due passioni hanno tenuto banco al Festival di Venezia, La passione (nei cinema dal 24 settembre) di Carlo Mazzacurati, secondo film italiano in concorso, e Passione (dal 22 ottobre nelle sale) di John Turturro sulla musica popolare napoletana. Il primo è la storia tragicomica di Gianni (Silvio Orlando), un regista in crisi che dopo cinque anni lontano dai riflettori ha l’opportunità di farsi notare scrivendo una sceneggiatura per un’attricetta viziata lanciata dal successo della fiction La principessa Laurina. Fiammetta è interpretata da Cristiana Capotondi. Le idee non arrivano, ma quando Gianni è costretto a partire per un paesino toscano dove possiede una casa che si è completamente allagata trova l’ispirazione. Incontra infatti Caterina (Kasia Smutniak), Ramino, un’ex allievo di recitazione interpretato da un sempre eccellente Giuseppe Battiston, e la sindachessa (Stefania Sandrelli) che lo costringe a dirigere la Via Crucis del venerdì Santo.
A interpretare il Messia è Corrado Guzzanti, nei panni di Abbruscati, un attore/metereologo sopra le righe che appena apre bocca ci fa spuntare il sorriso. “Mi sono rifatto all’esperienza personale, ho attraversato un periodo simile e ho veramente diretto una salita al Golgota per il mio paese e ricordo che me ne sono accadute di tutti i colori – racconta il regista omaggiato dalla Settimana della critica con la nuova copia del suo Notte italiana in programma proprio a Venezia 23 anni fa – l’ho raccontato a degli amici e mi hanno detto, ‘ma perché non fai un film? È una storia divertente’”. Domenico Procacci di Fandango ci ha creduto e lo ha prodotto. La stampa si è divisa ma sicuramente tutti concordano che forse non era il caso di inserirlo in concorso. Questo non toglie nulla al film che può far trascorrere al pubblico una piacevole serata.
Entusiasma a suoni di canzoni partenopee Passione di John Turturro, “Napoli è come un jube box – afferma il regista - è una città dipinta di suoni non che sono altro che veicoli emozionali utili a far sognare”. “Ci sono posti in cui andare una volta sola ti basta poi c’è Napoli”, dichiara Turturro nell’incipit del film, un posto contrassegnato da un termine: “contraddizione”. Passano davanti ai nostri occhi e riempiono le nostre orecchie gli interpreti e le melodie di una Napoli multietnica. Da O sole mio a Nun te scurda, da Catarì a Marechiare, da Napul’è cantata da Pino Daniele a Caravan Petrol interpretata da Rosario Fiorello, “un amico e un talento”, dice il regista.
Ma ci sono anche James Senese, musicista italo-napoletano, gli Avion Travel, Peppe Barra una delle anime della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Massimo Ranieri, gli Almamegretta, l’ensemble Spakka Neapolis 55, e ancora attraverso le immagini di repertorio Angela Luce, Mina, Sergio Bruni e Carosone. Mancano all’appello Mario Merola e Roberto Murolo, “non potevamo mettere tutti - si giustifica il regista - comunque il loro spirito è nel film”. Un film che “non è nostalgico e che cerca di distaccarsi dai cliché”, promette Turturro.
05 settembre 2010
