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Per il sogno americano di "The immigrant" Marion Cotillard parla in polacco

di Emanuele Bigi
Ultimi sprazzi di Festival. Si attende solo La Vénus à la fourrure di Roman Polanski che potrebbe sorprendere la giuria proprio nell’ultimo giorno di proiezioni. The Immigrant di James Gray intanto non lascia il segno, la storia di immigrazione ambientata negli anni Venti a New York, che vede come protagonista la polacca Ewa Cybulski, interpretata da Marion Cotillard, alla ricerca di un futuro insieme alla sorella Magda, non convince. Un racconto convenzionale a discapito di una storia potenzialmente forte che rimbomba nella vita del regista (la sua famiglia di ebrei russi era emigrata da Kiev negli States proprio in quegli anni). Ewa arriva in America insieme alla sorella malata di tubercolosi che viene scoperta e portarta all’ospedale di Ellis Island, lei invece, accusata di prostituzione, viene respinta. L’incontro con un uomo sconosciuto, un certo Bruno, interpretato da un sempre bravo Joaquin Phoenix (assente a Cannes perché impegnato sul set del nuovo film di Paul Thomas Anderson), le darà speranza, che viene soffocata dalla cruda realtà: Bruno gestisce un giro di prostitute immigrate di cui Ewa ne diventerà parte con l’intento di raccogliere i soldi per far uscire dall’isolamento la sorella. Un nuovo incontro aprirà uno spiraglio di luce, è quello con il prestigiatore Orlando (Jeremy Renner) che si innamora di Ewa. Bruno mosso da una profonda e irrazionale gelosia provocherà un ennesimo shock nella vita di Ewa.

Dopo l'italiano, Marion impara anche il polacco - “Mi sono ispirato alle foto dell’epoca e soprattutto alla tradizione del melodramma – spiega Gray - mi piaceva, come nell’opera lirica Suor Angelica di Puccini, raccontare una storia emozionante e il coraggio di una donna che è vittima e allo stesso tempo artefice del suo destino”. C’è anche “il sogno americano, l’emancipazione a tutti i costi – prosegue il regista - oggi come cento anni fa il sogno, le difficoltà e i pregiudizi sono gli stessi. Considero l'immigrazione un bene perché aggiunge ricchezza e profondità alla cultura di una nazione.” Marion Cotillard, come in Blood Ties si deve misurare con un’altra lingua, se nel film di Canet era l’italiano, qui è il polacco. “È stato quasi uno shock – rivela – dovevo imparare 25 pagine di sceneggiatura di cui capivo solo poche parole. Mi sono impegnata al massimo perché credo che la costruzione di un personaggio passi per il linguaggio del corpo e della parola”. Inoltre si trattava di “un film molto personale per James, intimo, che attraverso una donna racconta un’intera epoca”.

Sharon Stone batte il record nella raccolta fondi per la ricerca - Mentre si tirano le somme di un Festival che ci ha regalato dei veri gioielli cinematografici, ad Antibes si è svolta il consueto Galà Amfar (che compie 20 anni) dedicato alla lotta contro l’Aids. C’era la crème de la crème del jet set mondiale, da Nicole Kidman, vestita di nero, a Sharon Stone, nel suo abito bianchissimo, da Rosario Dowson a Leonardo DiCaprio, da Adrien Brody a Kylie Minogue, alla nostra Ornella Muti. Al termine della serata è stata raccolta la cifra record di 25 milioni di dollari che andranno alla ricerca per le cure di circa 34 milioni di persone nel mondo affette da Aids. Tra le chicche vendute: un viaggio nello spazio con il bel DiCaprio.

 
24 maggio 2013
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