
Vicari e il cast del suo film a Berlino
Italiani a Berlino: applausi ai Taviani, shock per Vicari
A metà del programma la Berlinale fa le prime stime dei film passati in proiezione e c'è spazio anche per gli italiani. Lusinghiera l'accoglienza del pubblico e della critica per Cesare deve morire che vede il ritorno alla regia dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani.
Shakespeare nel carcere - Dopo la buona accoglienza di addetti ai lavori e pubblico per Cesare deve morire arriva anche il responso dei critici stranieri che parlano tutti del film di Paolo e Vittorio Taviani in maniera lusinghiera. In particolare lo fa Screen che raccoglie il giudizio di alcuni critici internazionali e che lo condensa con un complessivo: 'eccellente'. Molto buoni anche i giudizi di Variety e Hollywood Reporter per l'unico film italiano in concorso quest'anno al Festival di Berlino, in sala in Italia dal 2 marzo. Il film ha la statura della tragedia greca e mette in scenauna storia di amicizia, solidarietà e tradimento tra le mura del carcere di Rebibbia.
Tra i manganelli ed il sangue - Ma si è fatto notare anche Daniele Vicari con il suo Diaz. Don't Clean Up This Blood, sul blitz vendicativo della polizia italiana nella scuola Diaz, come vendetta per i disordini durante il G8 di Genova. Grande impatto all'evento berlinese anche per il film, un vero e proprio pugno allo stomaco per violenza di immagini e temi affrontati. Il film, che sarà nelle sale dal 13 aprile distribuito da Fandango in circa 100 copie, racconta infatti le vicende del G8 di Genova 2001, dove alla scuola Diaz, alla mezzanotte del sabato 21 luglio, avvenne un'irruzione della polizia, per certi versi ancora inspiegabile per esasperata violenza. Una vicenda e una brutta pagina mediatica e giudiziaria del nostro Paese. Cosa c'é nel film di Vicari di davvero disturbante? Tante cose, ma soprattutto l'umiliazione subita da ragazzi giovanissimi venuti da tutto il mondo, tra cui alcuni giornalisti italiani e stranieri, che vennero dalla polizia, di volta in volta, picchiati selvaggiamente, presi a calci, fatti spogliare al grido "questo è l'ultimo G8 che fai" o anche "la facciamo finita con voi zecche comuniste e black bloc". Il regista Vicari ha detto: "Ho fatto questo film perché fondamentalmente è successo un fatto inaccettabile che intacca i principi democratici del nostro Paese e di tutta Europa"
La coscienza del poliziotto - Sul fronte della Polizia che ancora non ha visto il film, ha spiegato Procacci, "ci siamo serviti di uno studio legale per garantire la correttezza e, all'inizio del progetto, avevo anche messo loro a disposizione il copione". Infine, Claudio Santamaria che nel film interpreta Max Flamini, un poliziotto illuminato, ma non troppo dice del suo personaggio: "E' un poliziotto che ha una sua purezza,ma anche uno che fa il suo dovere. Insomma non è un eroe, ma solo uno che alla scuola Diaz a un certo punto capisce che si è passato il segno e fa quello quello che avrebbero dovuto fare anche tutti i suoi colleghi: fermare il pestaggio".
13 febbraio 2012
Redazione Tiscali
Diventa fan di Tiscali Spettacoli su FB