Anno 2011, il mondo ribolle e l'Academy Awards pensa bene di premiare come migliore film
Il discorso del re, di Tom Hooper, con Colin Firth nei panni del sovrano britannico Giorgio VI, che vinse la sua balbuzie per spingere il Paese ad affrontare la minaccia nazista. Bocciatura per la nevrotica ricostruzione dell'avvento del social network firmata da David Fincher, bocciatura anche per la rilettura del western classico ad opera dei fratelli Coen. Italia all'asciutto di premi e sempre più lontana dal gotha del cinema. Che succede all'indomani della notte degli Oscar? Lo abbiamo chiesto a Gianni Canova, docente di Teoria e critica del cinema e filmllogia alla Iulm di Milano, "cinemaniaco" per Sky, già critico di
Repubblica,
Corsera e
La Voce e direttore di
Duel.
Gianni, vince il cinema rassicurante, di mestiere, è così?
"Siamo di fronte ad un verdetto conservatore. Nessun elemento di ricerca, di innovazione, solo tanta calligrafia in Il discorso del re. I film che presentavano elementi di novità, di sfida narrativa, sono stati relegati in secondo piano: da The Social Network a Il grinta, dallo splendido Inception a 127 ore. I membri dell'Academy hanno voluto dare un segno di restaurazione, di ritorno al classico".
Strana la poca considerazione di The Social Network, dato che viviamo nell'era di Facebook.
"Già, una prova di miopia da parte dei giurati, anche perché così si fallisce l'impresa, sulla carta piuttosto facile, di allineare i 500 milioni di utenti di Facebook alle sorti della pellicola di Fincher e dei prodotti hollywoodiani. Ma in un momento di crisi come questo, di incertezza e inquietudine, era evidentemente più semplice inchinarsi all'autorità in costume di sua maestà britannica. Non è la prima volta che accade nel cinema americano".
E' d'accordo sui premi agli attori?
"Sostanzialmente sì. Colin Firth è un grande interprete, un attore ottocentesco shakespeariano, però. Personalmente ho trovato molto più interessante la catatonia di Jesse Eisenberg in The Social Network, il lavoro sul corpo di James Franco in 127 ore e quello sulla voce, fatto da Jeff Bridges e Matt Damon, nel remake di Il Grinta. Niente da dire sulla Portman,sublime nel Cigno nero di Aronofsky. Mi dispiace per l'ottimo Di Caprio di Inception, nemmeno nominato".
Italia assente dai premi, la sensazione è che contiamo sempre meno nella scena internazionale.
"Ma la colpa non è dell'Academy, è nostra. Non siamo capaci di fare politica estera legata ai nostri prodotti cinematografici, se avessimo puntato da subito su un film come Vincere di Bellocchio avremmo avuto migliori risultati. Non vogliamo capire cosa piace agli americani, ci ostiniamo a proporre stereotipi da Italietta, a tagliare i finanziamenti su cultura, ricerca e istruzione. Esattamente il contrario di quanto ha deciso di fare la Germania guidata da Angela Merkel, che continua a esportare cinema e, per parlare di puri indicatori economici, ha un Pil che marcia verso +4%, che di questi tempi di crisi è un grande successo".
28 febbraio 2011